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La nostra voce
Cossiga non è il Presidente che ha combattuto l'associazione a delinquere P2
Nel libro “Novissime picconate” Ed. Aliberti, nel quale Claudio Sabelli Fioretti intervista Francesco Cossiga, si legge:
Cossiga: “…Negli Stati Uniti, su quarantotto presidenti, solo tre non erano massoni. Kennedy e Lincoln li hanno ammazzati, il terzo Nixon, lo hanno costretto alle dimissioni. Obama non è massone, vedrai che lo ammazzano”.
Una P2 made in USA.
La P2 è stata fondata dall’ammiraglio comandante delle forze navali americane nel Mediterraneo. Gelli l’hanno messo lì e gli hanno detto: “Datti un po’ da fare. Occupati di organizzare, di tenere l’amministrazione. Poi, se vuoi fare degli affari, falli”.
In America trentanove presidenti massoni. In Italia?
Nessuno.
Nessuno massone?
L’unico presidente aiutato nelle elezioni dalla massoneria, e precisamente dalla massoneria generale, e specificatamente dalla P2, è stato Pertini. Non che l’abbia chiesto lui. Lo chiese il suo grande elettore, presidente della Regione Liguria, Alberto Teardo. Lo chiesero tutti gli associati alla P2 che c’erano al Quirinale. Tutti si chiedono che cosa ci fosse nella pagina che è stata stracciata”.
Fin qui il libro. Come “Fondazione Sandro Pertini” non intendiamo entrare in polemica con Cossiga. Siamo convinti che non vale neanche la pena ricorrere alla classica smentita né, tenuto conto dell’aspetto ridicolo e farsesco di quanto costui ha dichiarato, indignarsi più di tanto. Riteniamo però doveroso inserire nel nostro sito un breve commento e qualche fatto.
Quando Cossiga ha sferrato questa picconata, sicuramente gli si è spezzato il piccone. Sì, perché la picconata è stata inferta non nella melma di terra e fango che ha contraddistinto il periodo storico in cui lui è stato presidente della Repubblica, ma in uno strato roccioso dal quale è sgorgato con forza un flusso di acqua limpida e cristallina che lo ha investito e gli ha lavato le mani sporche di quella melma di terra e fango sulla quale aveva picconato fino a quel momento assorbendone gli schizzi.
Si dice che quando l’uomo invecchia gli tornano alla memoria le cose antiche. A Cossiga deve essere successo il contrario. Sicuramente Cossiga non ricorda chi era Sandro Pertini. Forse è l’unico italiano che non ricorda la statura morale, la cultura istituzionale e della legalità che ha caratterizzato la vita di Sandro Pertini e che ancora oggi ha fatto sì che Egli venga considerato il presidente più amato dagli italiani. Forse Cossiga è l’unico italiano, che ha vissuto il periodo dello scandalo P2, che non ricorda il comportamento di Sandro Pertini. E allora è bene ricordargli qualcosa.
Qualcosa non appresa dai giornali ma della quale Mario Almerighi, l’attuale presidente della Fondazione Sandro Pertini e un altro magistrato, Michele Del Gaudio, sono stati testimoni.
E’ il giovedì prima della Pasqua del 1981. Gli uffici del vice presidente del CSM, Ugo Zilletti, sono sottoposti a perquisizione da parte della Guardia di Finanza su ordine della procura di Milano. Si tratta delle indagini sulla P2. Nella villa di Castiglion Fibocchi di Licio Gelli era stata trovata una reversale di un versamento di 100 milioni di lire su un conto corrente di una banca svizzera intestato a Marco Cerutti, il cassiere della P2. Nella reversale era scritto a matita dalla mano di Gelli il nome di Zilletti.
Subito dopo Pasqua, è convocata una riunione straordinaria del plenum del CSM alla presenza del Capo dello Stato, Sandro Pertini.
La sala delle riunioni è intestata a Vittorio Bachelet, il vice presidente di quel Consiglio, ucciso dalle Brigate Rosse qualche mese prima. Una lapide alla sua memoria campeggia al suo interno. Ugo Zilletti ne aveva preso il posto.
La seduta è aperta. “Signori consiglieri – esordisce Pertini - ciò che è accaduto nei giorni scorsi impone al CSM una presa di posizione chiara…non possiamo consentire che venga travolta l’immagine di una delle istituzioni su cui si regge la credibilità dello Stato. Nella mia qualità di presidente di questo organo, sono qui per sentire la vostra opinione sul da farsi”.
Qualcuno sostiene che pretendere le dimissioni di Zilletti sarebbe un atto di debolezza…sarebbe un atto che diminuirebbe la credibilità dell’istituzione che rappresenta la magistratura del nostro paese. Altri sostengono il contrario: la credibilità dell’organo di governo della magistratura verrebbe inficiata da un vice presidente coinvolto nello scandalo della P2. Anche Almerighi - il più giovane del Consiglio - chiede la parola: “Signor Presidente, questa non è un’aula di giustizia che deve decidere se Zilletti è colpevole o innocente. Questo è l’organo di governo della magistratura italiana. E’ mai possibile che un imputato continui a presiedere l’organo che deve governare anche quei giudici che lo hanno incriminato?…Cosa può pensare il cittadino …”. Smetto di parlare perché qualcuno del seguito di Pertini si è avvicinato a lui e gli sta parlando all’orecchio… “Continua pure … caro collega (lo chiamò proprio così), …io sono perfettamente d’accordo con te…ma qui c’è qualcuno che mi tira per la giacca…continua, continua pure…sono qui ad ascoltarti”. Almerighi concluse il suo intervento chiedendo le dimissioni di Zilletti.
Al termine della seduta, Zilletti diede le dimissioni dalla carica di vice presidente del CSM, cioè del vice di Sandro Pertini.
Finita la seduta, Pertini, si apparta con Almerighi e gli dice: “…hai fatto benissimo a dire ciò che hai detto…sai io preferisco ascoltare le parole dei giovani…voi giovani non avete ancora imparato a fare gli equilibristi…tu cerca di non impararlo mai…sai, quelli ogni tanto soffrono di vertigini e ogni tanto cadono…chi invece poggia i piedi sulla strada in cui crede va avanti sereno almeno col proprio animo….”. E poi aggiunge: “Oltre le B.R. adesso ci mancava anche la P2…Chissà se un giorno saranno ripagati i nostri sacrifici della resistenza…senza legalità non può esserci né libertà né democrazia…coraggio, coraggio…i tempi cambieranno…la storia deve andare avanti…”.
Nel 1983 il giudice istruttore Michele Del Gaudio – su richiesta del pubblico ministero Granero - spicca un mandato di cattura nei confronti di Alberto Teardo, presidente della Regione Liguria, anche lui iscritto alla P2.
Da diverso tempo Del Gaudio ha lasciato la magistratura, scrive libri e, a tempo pieno, si dedica alla diffusione della cultura della legalità tra i giovani.
Abbiamo ripreso alcuni stralci dai suoi libri.
Dal libro “La toga strappata”:
“Il 20 giugno '83, tutti i giornali riportano la seguente dichiarazione di Bettino Craxi, segretario del P.S.I. : «Credo che l'iniziativa dei magistrati liguri sia una volgare strumentalizzazione politico-elettorale. È in questo modo che si tocca il fondo dell'uso disinvolto dei poteri giudiziari. Sarà difficile ai magistrati spiegare le ragioni di urgenza che li hanno indotti a prendere provvedimenti restrittivi nell'imminenza delle elezioni. Le spiegazioni sono assolutamente evidenti: siamo oggetto di questa forma di vera e propria aggressione. Sono indignato perché non vedo una base di giustizia in iniziative di questo genere che rispondono ad uno spirito di faida personale e politica».
L'onorevole Gaetano Scamarcio, sottosegretario alla Giustizia, rincara la dose: «I clamorosi fatti di Savona appaiono sempre più come un'azione connotata di politicismo di bottega. La strumentalizzazione contro il P.S.I. è palese: due magistrati entrambi politicizzati e di chiara matrice politica come potremo facilmente dimostrare. Giunge eco di riserve vivissirne nel mondo giudiziario ligure, che ha avvertito per intero l'azzardo dell'operazione. Se questo non è politicismo deteriore, è una smaccata turbativa elettorale che si qualifica da sola».
Ancora sui giornali qualche giorno dopo, Craxi: «Con i giudici poi faremo i conti».
Comunicato del Quirinale del 21 giugno 1983:
«Il Presidente della Repubblica da due anni e mezzo ha troncato ogni rapporto con i dirigenti della Federazione del P.S.1. di Savona, rifiutandosi di ricevere i rappresentanti. L'assurda notizia diffusa a suo tempo dal signor Leo Capello di essere figlioccio del Presidente è stata a suo tempo categoricamente smentita dal Presidente stesso, il quale, come tutti a Savona sanno, non solo non ha figli, ma nemmeno figliocci. Il giorno stesso in cui apparve nell'elenco degli appartenenti alla P2 il nome di Franco Gregorio, distaccato al Quirinale, questi fu immediatamente allontanato dal Presidente»
A pag. 105 dello stesso libro, Del Gaudio scrive:
Nel mese di marzo del 1984, la persona che ho sempre considerato un modello da imitare, mi ha telefonato. Si, proprio Pertini.
«Signor giudice, le telefono per esprimerle la mia stima e la mia ammirazione per tutto quello che sta facendo. Pensi che la stimo talmente che, se lei venisse al Quirinale, con un mandato di cattura per me, direi ''il giudice Del Gaudio ha ragione''; ma non mi faccia questo scherzo. Anch'io nella mia giovinezza ho avuto a che fare con giudici e carcere; ma erano altri tempi. Ricordo che, quando il Tribunale Speciale mi condannò, il maresciallo dei Carabinieri, nel rimettermi le manette per portarmi via, singhiozzava. E il Presidente del Tribunale, incontrando mia madre per strada, le disse: ''Signora, non potevamo fare diversamente, era reo confesso''. Grazie signor giudice per il suo lavoro egregio, per l'impegno contro la P2. No, no, cose assurde. E poi mi ritrovo Teardo nella P2 e ancora il mio segretario Franco Gregorio. È assurdo. Grazie giudice; avrei piacere di conoscervi; le porte del Quirinale sono aperte per lei e Granero».
E ancora : “qualche giorno dopo mi viene a trovare il dottor Giovanni Orefice, Prefetto di Savona del dopo-Teardo: «Giudice, prima di venire a Savona, sono stato convocato dal Presidente della Repubblica Pertini. Fra le altre cose mi ha detto che qui avrei trovato un mio conterraneo che lui stima e ammira molto. Gli avrei dovuto offrire ogni aiuto morale e materiale nei limiti delle mie competenze. Stasera sono qui per questo».
Nel libro “Vi racconto la giustizia” Del Gaudio riporta stralci di un articolo del Corriere della Sera del 13 settembre 1992. Siamo in piena tangentopoli.
''Sono molto amareggiata per questa brutta storia di tangenti che ha coinvolto il mio partito. Ho fatto la Resistenza, sono una socialista onesta. Mio marito Sandro Pertini era un socialista onesto. Tutto quello che sta accadendo è veramente triste'', dice Carla Voltolina ''Io sto dalla parte dei giudici - afferma - facciano pulizia, vadano avanti fino in fondo ... Il settimo comandamento non rubare è anche un principio laico. Non è né di destra né di sinistra''. Carla Voltotina si accalora e, quasi automaticamente, estrae dalla borsa un libro: ''La toga strappata'' di Michele Del Gaudio. L'autore è un giudice che si occupò del caso Teardo, il socialista ligure coinvolto in una vicenda di corruzione. ''L'emarginazione di un giovane magistrato dopo la scoperta del primo grande intreccio di politici corrotti e di tangenti'' si legge nel sottotitolo. ''Anche allora (era il 1983) molti compagni socialisti gridarono al complotto politico - dice la vedova Pertini - ma Sandro no, lui no. Lui stava dalla parte dei giudici. Michele Del Gaudio gli scrisse anche una lettera. È qui nel libro, vale la pena di leggere''.

Chiudiamo col dire che se fosse vero ciò che ha detto Cossiga, si dovrebbe dedurre che la P2 era un’accozzaglia di sprovveduti imbecilli. Sappiamo che non è così.



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