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Rassegna Stampa
Lezioni di garantismo? Non da quelli di Guantanamo
di Dino Martirano
Da un punto di vista del rispetto dei diritti umani, è preferibile la condizione del presunto terrorista rinchiuso nella base USA di Guantanamo o quella di un pericoloso criminale condannato all'ergastolo e sottoposto al regime di carcere duro (41 bis) in un istituto di pena italiano? Pier Luigi Vigna, ex procuratore nazionale antimafia che con il suo lavoro ha contribuito a fornire non pochi ''clienti'' alle sezioni del 41 bis, non ha dubbi: ''Gli americani non possono certo darci lezioni di garantismo anche perchè hanno sulla coscienza, oltre a Guantanamo, anche Abu Ghraib...''
Però, la decisione del Giudice di Los Angeles ora rischia di gettare un'ombra sul nostro sistema carcerario.
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Guardi, mi viene da pensare che questa decisione possa essere stata in qualche modo influenzata da certe posizioni assunte di recente dal governo italiano sulla morte in Iraq del nostro funzionario Nicola Calipari, ucciso da un soldato americano e sul rapimento di Abu Omar portato a termine dalla Cia a Milano''.
Una ritorsione non le sembra esagerato?
''Magari non si può parlare di ritorsione ma di irritazione sì''
Anche per le critiche espresse in Italia sulle condizioni di detenzione nella base di Guantanamo?
''La Giustizia americana dovrebbe pensare alle condizioni in cui sono stati rinchiusi i detenuti nelle carceri di Abu Ghraib e Guantanamo. E riflettere anche sull'extraordinary rendition che ha dato luogo al caso Abu Omar''
Il giudice Sitgraves avrebbe motivato che il 41 bis non è in linea con la convenzione Onu sulla tortura.
''Piuttosto ci sarebbero da considerare alcune teorie singolari avanzate di recente da quei giuristi americani secondo i quali, nei confronti dei detenuti per reati di terrorismo, dovrebbe essere ammessa la tortura leggera: non molto tempo fa ho letto che questa tortura leggera consisterebbe nel mettere aghi sterili sotto le unghie del detenuto accusato di terrorismo.
Negli Usa, poi, c'era l'idea di far processare questi detenuti speciali da tribunali militari ma, fortunatamente, la corte federale ha ritenuto illegittima la procedura. Insomma con queste premesse, è chiaro il tentativo di applicare una pena non dialogante ma solo repressiva''.
Secondo lei, in Italia il carcere duro per i mafiosi rispetta il principio rieducativo della pena sancito dall'articolo 27 della Costituzione?
''La questione del 41 bis é stata sottoposta anche all'attenzione della Corte europea di giustizia: bene, anche in questa sede si è ritenuto che il 41 bis non può essere considerato come un trattamento inumano''
Tuttavia, a più riprese, è dovuta intervenire la Corte Costituzionale per ammorbidire il 41 bis.
Il 41 bis non può essere considerato un trattamento inumano tanto più ora. Dopo le sentenze della Corte, infatti, sono previsti momenti di socialità per questi detenuti: due ore al giorno, al massimo in cinque purchè siano di organizzazioni diverse. Non è più il vecchio 41 bis con l'isolamento assoluto. Quindi, la decisione del giudice Usa mi sembra infondata anche perchè, nel corso degli anni, abbiamo assistito a un temperamento della norma''.




Fonte: Corriere della Sera, 16 ottobre 2007



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