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La nostra voce
Sempre contro il terrorismo
In relazione agli arresti di presunti appartenenti alle c.d. Nuove Brigate rosse da parte dall'Autorità Giudiziaria di Milano, con la brillante opera investigativa condotta dalle Forze dell'Ordine, si sappia che oggi, come ieri, il Paese intiero saprà resistere e respingere la follia della violenza prevaricatrice. Questi sentimenti sono già stati esemplarmente raccolti in molte prese di posizione di Sandro Pertini, le cui parole sarà opportuno ricordare.
Firenze, 13 febbraio 2007

''Questa Repubblica non è ancora perfetta, molte cose debbono essere fatte, molte riforme debbono essere fatte, non vi è dubbio su questo punto. Però non dimenticate questo: che quella Repubblica non c'è stata donata su di un piatto d'argento da qualcuno, ce la siamo conquistata noi con vent'anni di lotta contro il fascismo e con due anni di guerra di Liberazione. E questa Repubblica noi abbiamo il dovere di difenderla perché difendiamo una cosa che è nostra, una conquista che è nostra, bisogna difenderla.
Io non apprezzo chi dice: né con le Brigate rosse né contro le Brigate rosse. No, no, non è una posizione coraggiosa. Perché questo ritornello noi lo sentimmo nella nostra gioventù, quando qualcuno diceva: né con gli antifascisti né cono il fascismo, ed ha finito per adeguarsi poi alla situazione che per vent'anni ha dominato il nostro Paese. No, io l'ho detto e lo ripeto oggi, come Presidente della Repubblica, che costi quel che costi alla nostra persona noi intendiamo difendere questa Repubblica contro coloro che vorrebbero abbatterla. Nessuna tolleranza, nessuna tolleranza...'' (12 ottobre 1978)

''Che cosa vogliono queste B.R.? Non vengano a dirci con i proclami che si battono per una nuova società. Essi vogliono distruggere in realtà questa società basata sul lavoro.(...) Io mi sento un pò ringiovanito perché in questa lotta torno in prima linea con voi. Le minacce che giungono non solo non turbano il mio animo, ma lo ringiovaniscono. Vuol dire che, essendo anch'io bersaglio delle B.R., riprendo la lotta di allora contro il fascismo. Io considero il Quirinale non come un posto in cui si debba oziare, ma come un avamposto sulla lotta del terrorismo.
(...) Nel Paese vi è oggi libertà, la libertà per tutti. Memore dell'antico insegnamento dico al mio avversario: ''Io combatto la tua idea che è contraria alla mia, ma sono pronto a battermi sino al prezzo della mia vita, perché tu la tua idea possa esprimere liberamente''. Ma non possiamo consentire la libertà di uccidere la libertà. Questo non lo permetteremo mai, costi quel che costi alle nostre persone...'' (26 maggio 1980)



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