Fondazione Sandro Pertini - Sito Ufficiale


Rassegna stampa
Altiero Spinelli e il bel sogno che divenne una grande realtà
di GIOVANNI SABBATUCCI
Il Convegno che ieri, alla presenza del Presidente della Repubblica e del ministro dei Beni culturali, ha aperto il ciclo delle celebrazioni per il centenario della nascita di Altiero Spinelli (1907-1986) ci offre non pochi spunti di riflessione. Curioso destino quello di Spinelli. E' da tutti ricordato e celebrato come uno dei padri dell'Europa, ma è rimasto a lungo ai margini delle istituzioni comunitarie, entrando a farne parte, in qualità di Commissario della Cee, solo nel 1970, a quasi trent'anni dalla stesura del Manifesto di Ventotene. E' oggi annoverato fra gli uomini eminenti della democrazia repubblicana, ma non è mai stato leader di partito né ministro in nessun governo e nemmeno membro del Parlamento nazionale fino al '76, anno in cui un Pci riconvertitosi all'europeismo lo candidò come indipendente alla Camera. Di certo, è stato valorizzato, studiato e celebrato dopo la sua morte, più di quanto non fosse stato conosciuto e considerato in vita.
Anche la sua biografia politico-intellettuale, da lui stesso raccontata in un bellissimo libro di memorie (il titolo è significativo: Come imparai a diventare saggio), è per molti versi anomala.
Comincia giovanissimo, come militante comunista; e. nel 1927, cade in una delle tante retate della polizia fascista. Passa il resto del ventennio fra carcere e confino. Nel '37, anticipando di un paio d'anni il suo amico e affine Leo Valiani, rompe col Pci e con lo stalinismo e avvia un percorso originale che lo porterà di lì a poco a entrare ''nella cittadella domcrazia'', a denunciare vigorosamente la logica dello Stato-nazione e a sposare la causa, sin allora fatta propria da pochi intellettuali per lo più di parte liberale, del federarlismo europeo. Nel '41, assieme a un uomo della formazione molto lontana dalla sua, il giellista-liberista Ernesto Rossi, e con la collaborazione del socialista Eugenio Colorni, scrive il famoso Manifesto che prende nome dall'isola in cui gli autori erano confinati: documento utopico e visionario quant'altri mai, dove, nel momento più buio della guerra, si immagina che un piccolo nucleo di congiurati possa fondare la nuova Europa federale, abbattendo i confini e le strutture degli Stati nazionali e superando d'un balzo le vecchie identità partitiche.
In Spinelli, però (e qui sta la sua grandezza), il piglio giacobino e lo slancio utopico convivono con un robusto buon senso che lo porta a prendere atto della realtà, a lavorare con i materiali disponibili, insomma a ''diventare saggio''. Dopo la fine del fascismo combatte nella Resistenza, aderisce al Partito d'azione (continuerà negli anni successivi a muoversi nell'area che si colloca fra la democrazia laica e il socialismo non frontista), ma non si impegna a fondo nella politica italiana, dedicandosi soprattutto a quella che sarà a lungo la sua creatura prediletta, il Movimento federalista europeo. Il suo approccio realista e pragmatico si manifesta soprattutto quando, nei primi anni 50, collabora strettamente con De Gasperi nell'elaborazione di quel progetto costituente europeo che si sarebbe dovuto sviluppare attorno alla Comunità europea di difesa: progetto, come si sa, fallito nel '54, per un voto negativo del Parlamento francese, dopo essere andato molto vicino alla fase realizzativa.
Quando la Comunità europea nasce sulla linea ''funzionalista'' (e in gran parte centrata sull'integrazione delle economie e sulla liberalizzazione degli scambi) già prefigurata all'inizio del decennio con la fondazione della Ceca, Spinelli non è naturalmente d'accordo. Ma ciò non gli impedisce di continuare la sua battaglia, all'esterno e poi all'interno delle strutture ufficiali, per un'Europa diversa, politicamente integrata e democraticamente fondata sulla sovranità popolare. Non a caso si candida al Parlamento europeo nel momento in cui questo si trasforma da sede di delegazioni dei Parlamenti nazionali in organo eletto dai cittadini. Da parlamentare, e da presidente della Commissione istituzionale, si batte come un leone per far approvare quel progetto di Trattato di Unione europea che, per quanto edulcorato nella sua carica federalista, sarà poi alla basa degli accordi di Maastricht nel '92.
Spinelli intanto era morto, quasi ottantenne nel 1986. Non ci è dato sapere quanto si sarebbe riconosciuto nella creatura cui aveva contribuito a dar vita. E' certo che non avrebbe cessato di battersi per migliorarla.

Fonte: Il Messaggero, 7 dicembre 2006



| Home  | Fondazione  | Attività  | Risorse  | Links  | Contatti  | Admin |