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Rassegna stampa
Parigi condanna a morte il sacchetto di plastica
'Ci vogliono quattrocento anni per smaltirne uno'
di DOMENICO QUIRICO
Simbolo di tutti gli eccessi della società dei consumi, colpevole di tutti gli inquinamenti, stramaledetto dagli ecologisti dell'orbe intero dal miserando Bangladesh all'opulenta Parigi: lui, il sacchetto di plastica del supermercato, riutilizzato autarchicamente appena liberato dalla spesa come ricevi immondizia, trasformato in un attentato permanente-continuo all'ecosistema. A distruggersi impiega, hanno calcolato gli ecologisti, quattro secoli; quasi un soffio di malvagia eternità. La sua sorte però è decisa. E' solo questione di tempo, non soffocherà più la natura, decapitato da leggi implacabili. In Francia il divieto è fissato per il 2010. L'assemblea nazionale per la verità era partita nel 2003 con passo più bersaglieresco e voleva vietare tutti gli imballaggi non biodegradabili. Di fronte alle proteste e ai dubbi si è fatta timida limitandosi a interdire quelli distribuiti nei negozi e una data abbastanza remota. Ma c'è qualcuno che vole fare più in fretta, è impaziente. E' il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe, che dicono i dietrologisti, sente sul collo il fiato delle elezioni e dei Verdi litigiosissimi, perennemente insoddisfatti della salute ecologica della capitale.
Il sondaggio
Così ieri ha incaricato la responsabile del commercio Lyn Cohen-Solal di incontrare le associazioni dei commercianti. La proposta: firmare una carta di impegno per anticipare la decapitazione del sacchetto da negozio a partire dal prossimo anno. ''E' il sibolo dell'aumento della produzione dei rifiuti. Il suo carattere unico e la corta durata del suo impiego rendono inaccettabile l'impatto ambientale'', ha proclamato la Cohen-Solal. I suoi interlocutori sono rimasti impressionati soprattutto dalle cifre: questi sacchi di plastica rappresentano ogni anno nella capitale 8 mila tonnellate di immondizia che pone gravi problemi di eliminazione, e costa al contribuente parigini 1,6 milioni di euro.
Un sondaggio ha stabilito che l'83 per cento dei francesi è dispostissimo a farne a meno e già lo scorso anno il numero dei sacchetti distribuiti dalle cassiere è calato da 15 a 12 miliardi. Alcune catene della grande distribuzione impegnati sul fronte dell'immagine ecologista avevano iniziato a eliminarli senza aspettare ordini.
Siamo dunque avviati al migliore dei mondi ecologicamente possibili almento nell'Exagone? Previsione azzardosa: perché tra il 60 e l'80 per cento dei francesi che si proclamano antisacchetto confessano di riutilizzarlo come contenitore per i rifiuti a costo zero. Sono gli stessi che rifiutano l'idea di spendere soldi per comprare i sac poubelle: piuttosto gettiamo l'immondizia in strada, hanno bellicosamente annunciato. Contraddizione come si vede manifesta. Una grande catena di supermercati che li aveva aboliti li ha ritirati fuori in tutta fretta: essere all'avanguardia è pericoloso.
Non è il solo guaio: l'ecologia, ahimè! costa. Nella Haute Loire per esempio, eldorado dell'industria del polietilene la soppressione dei sacchi di plastica significa un attentato all'occupazione. Si corre freneticamente ai ripari: alcune aziende stanno studiando la possibilità di riconvertire la produzione utilizzando non il petrolio ma la fecola di patate. La francese Sphere, che è uno dei leader europei nell'imballaggio, commercializza sacchi con un 40 per cento di materiale vegetale. Entro il 2015 si potrà arrivare al 100 per 100. Ma il sindaco non vuole aspettare

Fonte: La Stampa, 24 novembre 2006



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