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Rassegna stampa
Ciampi: la Costituzione garantisce la libertà
Il presidente celebra il 25 Aprile: la Carta fu scritta tutti insieme, la Resistenza insegna concordia
di MARZIO BREDA
”Vorrei che dall’amor di Patria emotivo, che sgorga dal cuore, si passasse a un vero e proprio patriottismo costituzionale”. Così confidava Ciampi al Corriere qualche mese fa, mentre pianificava “con cuore e ragione” un 2005 cadenzato di anniversari. Ora, per costruire questo ponte verso una memoria pubblica più consapevole dei suoi “valori fondanti”, un nuovo pilastro lo ha cementato ieri, a sessant’anni dalla Liberazione dal nazifascismo.
Rievoca in due cerimonie tra Roma e Milano la “Resistenza che vive nella Costituzione” e la Carta scritta nel 1947, appunto, come la “base della convivenza civile dell’intera Nazione” e su di essa si regge la sua unità. Quel patto, dice, nacque “superando divisioni politiche e ideologiche” e, attraverso “la creazione di un sistema di equilibrio tra i poteri”, “ha garantito e garantisce la libertà di tutti”. Insomma: fu ben altro che un “paralizzante compromesso”, come sostengono certi ingegneri istituzionali ossessionati dall’idea di revisionarla nel profondo. Anche a colpi di maggioranza.
E’ un 25 aprile sdoppiato tra l’algida solennità del Quirinale e la festa di popolo nella milanese piazza Duomo, quello del presidente della Repubblica. Almeno a Roma, riesce ad avere accanto a sé sia il premier Silvio Berlusconi (che finora non aveva mai voluto onorare questa ricorrenza) sia il leader dell’opposizione, Romano Prodi. E, quasi che volessero liberarsi dalla camicia di forza delle polemiche politiche, i contendenti si stringono la mano e si parlano fitto per qualche minuto.
Una tregua che premia provvisoriamente gli sforzi del capo dello Stato per comunicare il messaggio che l’Italia “è una” e, in quanto tale, può ricordare  insieme le date fondamentali della propria storia. Smettendola di “combattersi a colpi di passato”, come Carlo Azeglio Ciampi recrimina.
Così, eccolo ripetere che gli italiani “si sono riconciliati con se stessi nel nome della libertà”. Una certificazione che sembra un wishful thinking, un pio desiderio, dato il duro scontro tra i Poli attizzato proprio da questo anniversario. Lui però ci crede sul serio. E incita ad attingere ai valori che lievitarono nella lotto contro nazismo e fascismo, in quella che definisce “Resistenza allargata”. Combattuta “dagli operai che difesero le fabbriche, dai militari che continuarono a combattere dopo l’8 settembre, dai civili che si unirono a loro, dalle centinaia di migliaia di soldati deportati che preferirono le prigioni, e molte volte la morte, al ritorno a casa al servizio della dittatura”. Ma combattuta pure da “quanti aiutarono gli ebrei e i perseguitati a salvarsi”, formando “una catena di silenziosa e spontanea solidarietà”. Dalle migliaia di vittime delle orrende stragi”. Soprattutto “dai partigiani che imbracciarono le armi salvando il nostro onore”, e si batterono al fianco degli “eserciti alleati”.
Una prova chiusa il 25 aprile 1945 e che ebbe una coda costruttiva nel biennio successivo. Quando fu scritta la Costituzione grazie alla quale l’Italia ha segnato la propria “rinascita morale e materiale”, ha realizzato “grandi trasformazioni istituzionali e sociali” e ha creato “quel sistema di equilibrio tra poteri” che ci tutela tutti. Anche oggi.
La morale è che la Resistenza “ci insegna la concordia”. Ci educa cioè a recuperare quel sentimento prepolitico (“una concordia operosa” appunto) che animò i Padri Costituenti. Sembra di cogliere, in questa riflessione, un ammonimento in extremis al governo. In modo che, sulla grande riforma ormai già a metà percorso, riprenda i fili del dialogo con l’opposizione. Perché sarebbe appunto assai pericoloso compromettere – a colpi di maggioranza e per mero vantaggio di parte – l’attuale Costituzione.
Un appello al quale le centomila persone di piazza Duomo rispondono con continui e caldi applausi, in una sorta di dialogo diretto con il capo dello Stato. Innalzando perfino uno striscione di surreale simpatia, che fa sorridere il presidente: “Carlo Azeglio Santo Subito”. Firmato da un gruppo che si proclama i “Ciampi boys”.

Fonte: Corriere della Sera, 26 aprile 2005



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