Fondazione Sandro Pertini - Sito Ufficiale


Rassegna stampa
Libertà un fragile futuro
Riflessioni sulla democrazia
di GUIDO ROSSI
Le moderne democrazie non sembrano affatto preparata ad affrontare le tre sfide maggiori che l'inizio del Terzo millennio sta proponendo: la lotta al terrorismo, i problemi della globalizzazione e i cambiamenti di una società sempre più di anziani. Queste sono le conclusioni che Fareed Zakaria, il direttore di Newsweek International, tira alla fine del suo recente libro ''The future of freedom'', Futuro della libertà.
L'analisi spietata delle democrazie illiberali fa temere l'effetto distruttivo di un vento giacobino che tende a spazzar via gli effetti benefici che il liberalismo costituzionale ha posto alla base della civiltà occidentale. E' dal liberalismo che nasce la democrazia e non viceversa.
Ma il liberalismo costituzionale, ispirato al principio di tolleranza, si fonda sullo Stato di diritto, sulla separazione dei poteri, sulla protezione delle libertà e intrinsecamente non ha nulla a che vedere con la democrazia, sicché spesso se ne discosta. Jugoslavia e Indonesia erano certamente più tolleranti quando erano rette da dittatori come Tito e Suharto che non nelle attuali democrazie. Il liberalismo costituzionale riguarda le finalità dei governi e non le procedure per la loro selezione. Quando le democrazie non sono liberali il futuro delle libertà è in pericolo e le stesse democrazie non hanno avvenire.
La deriva democratica è l'abuso della maggioranza e questo abuso minaccia soprattutto il liberalismo. Nessuno può dimenticare che nelle famose elezioni del 1933 i nazisti ebbero il quarantaquattro per cento dei voti, pari ai voti degli altri tre partiti perdenti messi insieme, e furono richiesti di formare il governo. Il nazionalismo autoritario razzista trionfò alla fine della Repubblica di Weimar non in spregio, bensì a causa della democratizzazione della vita politica.
Ci si chiede oggi perché noti personaggi della politica e del giornalismo che avevano in passato militato nelle file dell'estrema sinistra siano adesso con disinvoltura passati alla destra e li si accusa di aver tradito la democrazia per scopi non sempre candidi. La diagnosi è sbagliata: erano illiberali prima, sono illiberali oggi e soprattutto credono nel potere giacobino del popolo, o meglio della maggioranza.
Se si crede che la maggioranza rappresenti la melior pars dei cittadini e che il suo volere possa porre nel nulla i principi basilari del liberalismo: quali, ad esempio, i diritti fondamentali dei cittadini, dalla libertà di opinione a quella di associazione, e i principi di base del costituzionalismo, della divisione e indipendenza dei tre poteri, il legislativo, l'esecutivo e il giudiziario, secondo gli insegnamenti di Montesquieu e Tocqueville, allora la democrazia in quanto tale è una conchiglia vuota e può anche diventare pericolosa.
Nel quarto secolo avanti Cristo ad Atene, dove si dice la democrazia greca abbia avuto il suo maggior splendore, l'assemblea popolare, con voto democratico, condannò a morte, per le sue opinioni, uno dei più grandi filosofi di tutti i tempi. L'esecuzione di Socrate fu democratica, ma non liberale.
Il vento giacobino minaccia molte democrazie occidentali, da quella statunitense a quella italiana. Le maggioranze che impongono le loro volontà in patria e all'estero, che pretendono di esportare con le guerre la loro democrazia, che attaccano i principi costituzionali di libertà, che attaccano indiscriminatamente i poteri dello Stato svilendo l'indipendenza della magistratura, vivono nell'abuso e coltivando indisturbati conflitti di interesse, minacciano la libertà dei cittadini e possono solo esaltarsi nell'autoreferenzialità di circoli viziosi e di ambizioni totalizzanti.
Val forse la pene allora di ricordare la loro antica storia raccontata nel suo libro ''Il diritto come sistema autopoietico'' da Gunther Teubner.
Accadde una volta che il rabbino Eliezer esponesse un'interpretazione di un problema giuridico del Talmud. L'interpretazione non era condivisa dalla maggioranza, sicchè Eliezer affermò che, qualora egli fosse stato nel giusto, un carrubo fuori della Sinagoga si sarebbe mosso di un passo, un ruscello vicono avrebbe dovuto scorrere al contrario e le pareti della Sinagoga avrebbero dovuto piegarsi. Tutto ciò avvenne, ma puntualmente ogni volta i rabbini dichiararono che, essendo la maggioranza, solo loro erano nel giusto. Allora Eliezer dichiarò, che il Cielo avrebbe confermato le sue tesi. Quando una voce celeste confermò la validità dell'interpretazione di Eleizer, i rabbini replicarono: ''Noi non ascolteremo la voce del Cielo, ... (perché) bisogna inchinarsi all'opinione della maggioranza''. E Dio rise. 

Fonte: Il Corriere della Sera, 24 maggio 2003



| Home  | Fondazione  | Attività  | Risorse  | Links  | Contatti  | Admin |