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Rassegna stampa
Sandro Pertini, uno stupefacente fenomeno politico
Oggi la Fondazione della Camera presenta il dvd con i suoi discorsi in Parlamento alla presenza di Ciampi, Casini e Napolitano
di VENERIO CAPITANI
Un aspetto stupefacente del fenomeno politico di Sandro Pertini è la sua qualità di gande comunicatore. Quando sento dire che ci sono oggi dei grandi comunicatori in questa nostra politica da cabaret, mi viene da ridere. Sandro Pertini passati gli ottant'anni, diventato presidente della Repubblica, imparò ad adoperare il mezzo televisivo come se fosse stato un giovane universitario. Del resto, Sandro era stato sempre un grande comunicatore anche fisicamente, era un personaggio da comedie francaise: non della commedia però, ma della tragedia, alla Corneille, alla Racine.
Innanzitutto, era un bell'uomo. Non di una  bellezza futile o leggiadra, ma maschile e drammatica. Il suo viso aveva l'eleganza legnosa e ruvida delle pipe che teneva in bocca, che generalmente erano Dunhill o Savinelli. Non era alto, ma lo sembrava: aveva cioè l'autorità istintiva che gli consentiva di fare abbassare le orecchie degli ascoltatori al livello della sua bocca. Era anche un uomo elegante, soprattutto quando da presidente della Repubblica, poté servirsi di grandi sarti. Ricordo certe sue giacche azzurre in televisione o il ''principe di Galles'' della finale di calcio mondiale a Madrid. Ma era sempre stato elegante, anche quando era povero, esiliato e senza una lira.
La sua capacità nell'uso della televisione non aveva un paragone con quella dei suoi contemporanei: Nenni, Saragat, Moro, che erano grandi oratori e grandi politici, non avevano però mai capito come porsi alla televisione, anche perché la temevano e la disprezzavano. Alcuni episodi di Pertini alla televisione rimangono indimenticabili. Tutti ricorderanno la notte di Pertini al pozzo di Vermicino, dove era rimasto sepolto il bimbo che poi morì; così pure tutti ricordano l'arrabbiatura di Pertini in televisione contro il governo, che secondo lui ritardava gli aiuti per il terremoto in Campania; o anche la sua muta presenza in piazza a Bologna, dopo la strage della stazione, con la mano posta sulla spalla del sindaco Zangheri che pronunciava l'orazione. E così si ricordano i suoi messaggi natalizi: non tanto per quel che diceva, ma per come lo diceva. Per lo più erano le sue frasi di sempre, di una banalità assoluta: ''A voi giovani raccogliere da noi la fiaccola della libertà'', eccetera eccetera; e frasi consimili, adatte ai discorsi di cinquant'anni prima e che tuttavia, dette da lui facevano venire le lacrime agli occhi alle casalinghe e ai casalinghi di Voghera.
Pertini era un grande oratore da comizio. La sua oratoria era di stampo socialista-mussoliniano: del resto era quella la moda all'epoca e lo stile nel quale era cresciuto. Parlava con il dito alzato, con il braccio destro levato e con il braccio sinistro puntato sul fianco o dietro la schiena. La sua retorica consisteva nel prendere a bersaglio un avversario immaginario e con lui dialogare direttamente.
Per esempio: ''Onorevole De Gasperi! Voi dite di volere la pace: ebbene, iscrivetevi allora ai partigiani della pace!''. ''Onorevole Scelba! Smettete di attaccare gli operai con la vostra maledetta Celere!''. Nella piazza la folla andava in brodo di giuggiole e applaudiva frenetica: ''Senti, senti come gliele ha cantate bene a De Gasperi e a quella carogna di Scelba'', si dicevano commossi gli ascoltatori. Poi c'erano i suoi famosi intermezzi, o coupe de theatre, che la gente aspettava anisiosamente. Per esempio a un certo momento Pertini afferrava il microfono e gridava: ''Tiratemi via questo coso, i so parlare benissimo anche senza questa macchina infernale'', e la gente rideva soddisfatta. Oppure avvertiva un brusio alle spalle, sul palco; e allora si voltava gridando: ''State zitti, carciofi, sto parlando io!''. e calcava sul significato del quel ''io''.
Pertini non fu propriamente un politico professionale e tanto meno uno statista. Fu piuttosto un eroe nazionale, una specie di De Gaulle all'italiana. Aveva, come si sa, un coraggio fisico da leone; e aveva un fiuto politico eccezionale nel capire che cosa volevano gli italiani e specie gli elettori. Ad esempio pur essendo molto amico dei comunisti e molto più a sinistra di loro, nel 1948 era contrario al Fronte Popolare, perché capiva che per il Psi sarebbe stato un suicidio politico. Non era un ideologo, ma fiutava il vento e capiva i desideri e i sentimenti della gente comune. Non era adatto alle tattiche e ai compromessi politici. Per questo, per molti anni non ebbe i successi che meritava, per il suo passato di esiliato, carcerato, partigiano. Ma ebbe la fortuna di sopravvivere a lungo in salute e perciò di raccogliere dopo gli ottant'anni i successi e gli onori che gli erano mancati in gioventù.

Fonte: Avanti!, 17 novembre 2005

Autore: DC



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