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Rassegna stampa
Che scorribande per i signori Pertini sulla Cinquencento rosso-socialismo
La vedova del Presidente dona la vettura al museo dell'automobile
di MAURIZIO LUPO
''Il mio Sandro non riusciva a capire perché il serbatoio fosse sempre vuoto. Mi diceva: 'Carla, ma questa Cinquecento che abbiamo comperato quanto consuma? Quanto ci costa? Dovrebbe essere un'utilitaria economica, invece è sempre a secco'. Non consumava più di altre. Ero io che la usavo di continuo, senza mai aggiungere la benzina. Aspettavo che la mettesse lui, che da bravo ligure badava alle spese''.
Lo ha raccontato ieri Carla Voltolina, la vedova dell'indimenticabile Presidente Sandro Pertini, assistita nei ricordi dal fratello Umberto, a margine della cerimonia durante la quale ha donato al Comune di Torino, rappresentato dal sindaco Chiamparino e dall'assessore Alfieri, la Cinquecento modello 100 D che aveva acquistato con il marito nel 1962. Da oggi la si può ammirare all'ingresso del Museo Nazionale dell'Automobile, che ne ha la custodia.
di MAURIZIO LUPO
E' un'automobile rossa, ''come noi'' dice la signora Pertini. Ha le porte controvento, gli interni azzurrini, con i coprisedile in paglia chiara. Nel baule c'è ancora il piumino per spolverarla. La mascherina del musetto è incrinata, da qualche urto di parcheggio. Il più amato Presidente degli italiani se ne è servito a Roma, quando era parlamentare.
''Faceva la spola - ricorda Carla Voltolina - da viale Cristoforo Colombo, dove abitavamo allora, fino alla Camera dei Deputati''. Come guidava Pertini? ''Non guidava. Guidavo io. Ero il suo taxista. Lui non aveva nemmeno la patente''. Come mai? ''Non ne sentiva il bisogno, ma non perché avesse paura del traffico. Da giovane gli piaceva andare in moto ed era anche spericolato, uno scavezzacollo

Fonte: La Stampa, 24 novembre 2005

Autore: DC



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