Fondazione Sandro Pertini - Sito Ufficiale


Le parole del Presidente
Messaggio di fine anno - 1983
Il Presidente e i Giovani
Italiane e italiani, miei connazionali, Vi confesso che sono titubante a parlarvi, perche' non vorrei turbare la vostra festa in attesa del nuovo anno con note di tristezza. Ma perdura in me l' angoscia e il dolore che trovai a La Spezia. Trentaquattro bare, amici miei, trentaquattro bare, li' sul pavimento della chiesa, in quattro file, il pianto delle madri di questi giovani ventenni, delle loro ragazze, fidanzate. Ho cercato di dare conforto a tutti, ma il mio dolore era profondo come il loro. Trentaquattro vite stroncate. Queste famiglie passeranno un primo dell' anno tristissimo. Ed io sono con loro spiritualmente, mi credano: condivido il loro dolore e la loro angoscia. Vi sono altre preoccupazioni poi che derivano dalla situazione internazionale. La situazione internazionale e' preoccupante. Si sono troncate le discussioni a ginevra. Si sono troncate anche ad atene. A ginevra le due superpotenze si sono lasciate, e pare che ancora oggi non intendano incontrarsi. Tutto questo non puo' non suscitare preoccupazioni in chi vigila sulla pace, in chi vuole che la pace veramente duri nel mondo.Si guardano con ostilita' le due superpotenze e adesso vanno rinnovando, mi dicono gli scienziati che sono venuti a trovarmi, i loro ordigni di guerra, perche' ormai li considerano superati. Ne vanno costruendo altri piu' raffinati, altri che dovrebbero, naturalmente, essere piu' micidiali. Se per dannata ipotesi, l' ho detto altre volte ma conviene ripeterlo, se questi ordigni fossero usati sarebbe la fine dell' umanita' .Io sono con coloro che manifestano per la pace. E' troppo facile dire che queste manifestazioni sono strumentalizzate. Sono giovani che scendono in piazza e vogliono difendere la pace, quindi vogliono difendere il loro avvenire. E c' e' da tremare, non si puo' rimanere indifferenti di fronte a quello che sta accadendo e che puo' accadere con una nuova guerra. Sarebbe l' ultima guerra, perche' sarebbe la fine dell' umanita' intera. E mentre si spendono miliardi per costruire questi ordigni di morte, 40 mila bambini muoiono di fame ogni giorno, 40 mila bambini. Questa morte di innocenti pesa sulla coscienza di tutti gli uomini di stato, quindi pesa anche sulla mia coscienza.Vi e' stato anche l' incontro ad atene. Io speravo che ad atene i capi di stato raggiungessero un accordo per dar vita veramente all' unita' europea, per fare dell' euro a una grande nazione che con il suo potenziale umano, tecnologico, con la sua trazione storica, farebbe sentire il suo peso fra le due superpotenze. Invece ad atene si e' impedita questa vera unita' europea. Si vogliono escludere nazioni come la spagna e il portogallo per la questione degli agrumi, del vino. Questo e' un ragionare da mercanti, non e' piu' ragionare da uomini politici che hanno a cuore veramente le sorti dell' europa e quindi del mondo intero. Io sono molto amico del re di spagna, che e' nato qui, e' vissuto qui in italia, un giovane coraggioso, che ha saputo - e questo e' il suo merito - fare il trapasso da una dittatura durata 40 anni alla democrazia senza spargimento di sangue; che e' riuscito a bloccare il ““golpe““ che si era messo in atto per abbattere la democrazia. Io lo conosco. Mi onoro di essergli molto amico. Ed egli e' amareggiato perche' la spagna viene tenuta fuori dalla comunita' europea. Come si puo' parlare quindi di unita' dell' europa quando si tengono fuori dall' europa due nazioni come la spagna e come il portogallo?. Quindi non possiamo non essere preoccupati. Preoccupati perche' la pace, a mio avviso, ha i piedi di argilla. I due colossi si guardano in cagnesco e non riescono a trovare un' intesa. Io faccio un' affermazione che potra' sembrare assurda a qualche uomo politico: ritengo che bisogna arrivare al disarmo totale e controllato. Scienziati premi nobel che mi sono venuti a trovare qui' mi hanno detto che io ho ragione, perche' puo' essere controllato il disarmo. E se veramente i due blocchi, le due superpotenze vogliono la pace devono giungere a questa conclusione: disarmo totale e controllato. E i miliardi che sperperano per costruire ordigni di morte, che se usati costituirebbero la fine dell' umanita' , siano usati per sfamare chi nel mondo in questo momento sta morendo di fame. Io sono stato, amici miei, nel libano a trovare i nostri bravi ragazzi. Ho passato con loro quella che una volta era la festa nazionale, il 4 novembre. Ho detto scherzosamente: ““io non arrivo con i capi di stato maggiore; sono arrivato con cento bottiglie di lambrusco e con cento panettoni. Bravi questi nostri soldati, bravissimi. Ecco, io mi sono chiesto, chiedetevelo anche voi, amici miei: ““come mai il nostro contingente non e' stato fatto bersaglio da parte di attacchi proditori come il contingente americano o il contingente francese?““. Lasciamo la parola ad un osservatore straniero, ad un giornalista del ““washington post““. Voi sapete che il ““washington post““ e' un giornale americano molto diffuso e molto serio. Scrive sul suo giornale questo giornalista: ''il contingente militare italiano a beirut si sta comportando molto bene. Si fa amare dalla popolazione ed ha avuto il minor numero di vittime e di danni rispetto ad americani e francesi. Difatti - continua sempre il washington post - le statistiche sottolineano il livello del successo italiano in libano. Mentre il corpo dei marines conta finora oltre 240 morti ed i francesi hanno perduto 76 uomini, in 14 mesi gli italiani hanno perduto un solo uomo. ''questo malgrado il fatto che il loro contingente e' il piu' numeroso di tutti. Secondo moltissimi osservatori i motivi di questo contrasto sono da ricercare anzitutto nel fatto che a differenza degli americani e dei francesi gli italiani mantengono a beirut una stretta imparzialita', che offre loro la migliore protezione tra la popolazione libanese. Mentre gli americani sono isolati ed asserragliati nelle loro posizioni intorno all' aeroporto di beirut, gli italiani pattugliano i vasti sobborghi a meridione della citta' e controllano con estrema efficacia i campi di sabra e chatila, ''inoltre hanno un ospedale da campo, 24 ore su 24 ore, che cura gratuitamente anche i civili e distribuisce diverse tonnellate di farmaci ogni mese. Tra i contingenti americano, francese e italiano esistono anche differenze militari - continua il washington post -. Mentre i cannoni americani lo scorso anno hanno fatto piovere tonnellate di esplosivo sui ribelli trincerati sulle montagne, ed i 'jet' francesi la settimana scorsa hanno scatenato la rappresaglia sugli sciiti, finora gli italiani sono rimasti al di sopra delle parti, continuando a difendere il loro ruolo di forza di pace. Uno dei punti a favore del contingente italiano e' anche il loro ospedale da campo - aggiunge il quotidiano -. Ha 75 posti letto che devono servire solo ai militari, invece ogni mese cura piu' di mille cittadini del posto' ““.Ecco la differenza fra noi ed i francesi e gli americani messa in evidenza da un giornale americano di grande tiratura. Io ne vado orgoglioso. Si brama sempre dire che le altre nazioni sono superiori alla nostra, lo dicono anche degli italiani, ma qui diamo prova di buon senso con i nostri soldati. Io li ho visitati questi soldati, bravi, generosi. Ricordo che si e' stretto a me quello che viene considerato un po' la ““mascotte““ del contingente. E' un ragazzo palestinese che ha imparato benissimo l' italiano. Mando il mio saluto paterno a questo caro ragazzo, mustafa' . E questi soldati, sotto la guida del bravissimo generale angioni, cercano veramente di fare opera di pace in quella tormentata regione. Adesso sono partiti i palestinesi. Ha avuto inizio la loro ““diaspora““. Una volta furono gli ebrei a conoscere la ““diaspora““. Vennero dispersi, cacciati dal medio oriente e dispersi per il mondo; adesso sono invece i palestinesi. Ebbene io affermo ancora una volta che i palestinesi hanno diritto sacrosanto ad una patria ed a una terra come l' hanno avuta gli israeliti. Sono stato anche in giordania. Re hussein mi ha convinto di essere un uomo veramente saggio, che vuole la pace. Egli si adopera in tutti i modi perche' la pace in quella regione si verifichi. Dico questo perche' sia il contrasto che vi e' oggi, coperto dal silenzio, tra l' unione sovietica e gli stati uniti d' america, sia quanto avviene nel libano puo' sempre minacciare la pace nel mondo e puo' farci cadere quindi nella guerra nucleare. Io sono decisamente contrario a che il nostro contingente sia coinvolto nel libano in una guerra, sia pure locale. Se il nostro contingente puo' svolgere opera di pace, rimanga in libano, ma se nel libano si creano condizioni tali da scatenare un conflitto, noi dobbiamo togliere il nostro contingente e lasciare a beirut soltanto l' ospedale da campo. Questo e' il mio pensiero personale, che non vuole influire sul pensiero del governo. Io sono stato, ripeto, nel libano. Ho visitato quella tormentata regione, i cimiteri di chatila e sabra. E' una cosa che angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quel massacro orrendo. Il responsabile di quel massacro orrendo e' ancora al governo in israele. E quasi va baldanzoso di questo massacro fatto. E' un responsabile cui dovrebbe essere dato il bando della societa' . E' stato un massacro, mi hanno detto quelli del posto, tremendo; quante vittime ha fatto. Vi e' questa preoccupazione quindi della guerra nucleare. Fanno bene i giovani a preoccuparsi. D' altra parte hanno ragione: si preoccupano del loro avvenire. Noi siamo al tramonto della nostra esistenza, loro hanno dinanzi a se' tutta una vita. Ed hanno ragione di voler vivere in pace la loro esistenza. Quindi io sono con questi giovani. Oh, vi sono altre preoccupazioni, non vi e' dubbio, che sorgono dal mio animo anche in questo momento. Parliamo del terrorismo. Dobbiamo riconoscere che il terrorismo oggi in italia si puo' dire vinto. Mi dicono i responsabili, i competenti, che vi sono in carcere 400 terroristi che parlano. Voi sapete che quando uno parla vuol dire che si riconosce sconfitto. Questo torna ad onore del popolo italiano. Dovrebbero prenderne atto gli stranieri che sono cosi' altezzosi nel giudicare il popolo italiano. Il terrorismo, e' vero, e' stato vinto per opera delle forze dell' ordine, carabinieri agenti di ps. Quante vittime vi sono state fra i carabinieri, gli agenti di ps e i magistrati. Ma il terrorismo e' stato soprattutto vinto dalla volonta' del popolo italiano. Cioe' il popolo italiano ha fatto barriera contro il terrorismo. I dirigenti del terrorismo, che sono degli sciagurati, anche se dotati di una intelligenza criminale e diabolica, speravano di far leva sul malcontento del popolo italiano, malcontento diffuso per tante ragioni di carattere sociale ed economico, e di trascinare gli italiani sulla loro strada diabolica. Quindi e' merito anche e soprattutto del popolo italiano che ha dimostrato questa forza, questa volonta' di difendere la democrazia del nostro paese che c' e' costata tanto. Quanti sacrifici, quale lotta abbiamo dovuto sostenere per riconquistare la liberta' perduta, per riconquistare la democrazia nel nostro paese. Vi e' la disoccupazione che ci preoccupa, preoccupazione fondata. Mentre io parlo vi sono delle famiglie che sono intorno ad una tavola nuda, disadorna. Sono le famiglie dei disoccupati, di coloro che non hanno lavoro. La disoccupazione e' un male tremendo, amici miei. Io quando per vivere onestamente sotto il fascismo dovetti lasciare l' italia, e per vivere onestamente mi misi a fare l' operaio, ho conosciuto la disoccupazione e cosi' ho conosciuto la triste situazione del disoccupato. Bisogna che il governo si adoperi per trovare sorgenti di lavoro, per fare in modo che tutti gli italiani abbiano una occupazione. Questo e' quello che deve fare il governo, questo e' quello che deve fare il parlamento.Vi sono altri motivi di preoccupazione. Ci preoccupa quello che si verifica con la mafia in sicilia, la camorra nel napoletano e la 'ndrangheta - non so mai pronunciare bene questa parola - in calabria. Pero' io qui mi permetto di fare questa osservazione. Il popolo siciliano non deve essere confuso con la mafia. Il popolo siciliano e' un popolo forte, popolo che ben conosco, perche' negli anni passati, quando ero propagandista del mio partito, ho girato in lungo e in largo la sicilia. Li ho conosciuti nella prima guerra mondiale i giovani siciliani, con il loro coraggio e la loro fierezza. Il popolo siciliano e' un popolo forte, generoso, intelligente. Il popolo siciliano e' il figlio di almeno tre civilta': la civilta' greca, la civilta' araba e la civilta' spagnola. E' ricco di intelligenza questo popolo. Quindi non deve essere confuso con questa minoranza che e' la mafia. E' un bubbone che si e' creato su un corpo sano. Ebbene, con il bisturi, polizia, forze dell' ordine, governo debbono sradicare questo bubbone e gettarlo via, perche' il popolo siciliano possa vivere in pace. Cosi' si dica della 'ndrangheta in calabria. Io ho girato in lungo e largo la calabria. Se vi e' un popolo generoso, buono, pronto, desideroso di lavorare e di trarre dal suo lavoro il necessario per poter vivere dignitosamente, e' il popolo calabrese. Cosi' il popolo napoletano con la camorra. Anche qui sono una minoranza i camorristi. Parlano troppo di quello che e' in carcere, capo-mafia. Quello si sente un eroe. I giornali ne parlano tutti i giorni ed e' chiaro che entra il giornale in carcere e lui si sente un eroe, questo sciagurato. Ma il popolo napoletano non puo' essere confuso con la camorra. Io sono stato eletto nella prima legislatura deputato a napoli. Poi ho lasciato il posto ad un altro mio compagno e ho optato per la mia genova. Il popolo napoletano e' un popolo buono, generoso, gioioso. Ad un giovane napoletano basta una pizza ed un bicchiere di vino per cantare una canzone d' amore. E' un popolo che io amo profondamente. E non deve essere confuso, ripeto, con la camorra, che e' un' eccezione, e' una minoranza, e' un male, anche questo, in questo corpo sano. E curiamo questo male e cerchiamo di liberare anche il popolo napoletano dalla malapianta che e' la camorra. Quante altre cose si presentano alla mia mente. Ma non voglio turbare questa vostra serata, siete a tavola, attendete che sorga il nuovo anno per poterlo salutare con gioia. Ma ancora questo desidero dirvi: le mie speranze le ripongo tutte nella gioventu' italiana. Io ho instaurato qui al quirinale questa consuetudine: tutte le mattine, escluso il sabato, ricevo studenti di ogni parte d' italia. Ne ricevo circa 500-600 tutte le mattine. Ne ho gia' ricevuti in questi anni di mia presidenza - che sta per terminare per mia tranquillita' - 171 mila, non faccio mai discorsi ma intreccio con loro un dialogo, una conversazione. Cioe' mi faccio tempestare di domande, mi sottopongo ad un loro interrogatorio, mi faccio porre delle questioni, da questi giovani. I piu' arditi, quelli che immediatamente, senza alcuna soggezione, vengono avanti e mi fanno le prime domande, sono proprio i ragazzini di 9-10 anni. Bene, signori, amici miei che mi ascoltate: le domande che mi sento fare sono queste: ““il nostro domani sara' turbato dalla guerra? Dopo che avremo studiato, avremo un'occupazione?““. E poi un' altra domanda mi fanno. Gli anziani mi ascoltino: ““perche', presidente, gli anziani si abbandonano a tanti scandali? Perche' tanta corruzione?““. E' un rimprovero che sorge dai giovani verso questa minoranza di anziani che danno esempio di corruzione, di disonesta'. Guai a chi da' scandalo ai giovani. Io li amo immensamente questi giovani. Sono l' avvenire della patria. Noi rappresentiamo il passato, con il nostro bene ed anche con i nostri errori. Ma questi giovani si affacciano adesso alla vita, sono essi che hanno nelle loro mani l'avvenire della patria e del popolo italiano. Centosettantunomila ne ho ricevuti. Prima che termini - di salute sto bene come vedete, quindi terminero' tranquillamente il mio mandato qui al quirinale fra un anno e mezzo - arriveremo a duecentomila e piu' studenti, giovani di tutta l' italia. Io credo nella nostra gioventu' . E' molto piu' sana di quello che pensano certi anziani che stanno con molto sussiego lontano dai giovani o che sono pronti a giudicarli, a dare giudizi del tutto superficiali. E' vero, sono esuberanti. E perche' non devono essere esuberanti alla loro eta' ? Vorrei essere io esuberante, vorrei avere io la loro eta' , la loro giovinezza che e' un bene prezioso (che io ho trascorso in carcere nella rinuncia), e che avrei voluto vivere in tutta la sua pienezza. Hanno diritto i giovani di vivere gioiosamente e di guardare con tranquillita' al loro domani. Siamo noi anziani che dobbiamo fare in modo che questa loro speranza diventi una certezza, e fanno bene a scendere in piazza e a volere la pace. Se tutti i popoli della terra, tutti i giovani della terra potessero trovarsi uniti e potessero quindi coralmente esprimere il loro desiderio, la loro volonta' , tutti si esprimerebbero per la pace, contro la guerra. E noi vogliamo che i nostri giovani possano vivere sicuri della pace e della liberta' . Vogliamo che essi siano degli uomini liberi, in piedi, a fronte alta, padroni del loro destino e non dei servitori in ginocchio. Questo noi chiediamo. L' ho detto al corpo diplomatico l' altro giorno - vi sono ancora troppe dittature. In molti paesi i diritti civili ed umani sono soppressi. Eppure la carta dell' onu, la carta di san francisco, contempla la difesa dei diritti civili ed umani. Chi ha firmato quella carta ha promesso a se stesso, ed ha garantito agli altri, di difendere sempre i diritti civili ed umani. Orbene, se vi sono delle nazioni in cui i diritti civili ed umani sono conculcati, sono annullati, non vi e' che un provvedimento da prendere contro queste nazioni: l'espulsione dall' onu. Non valgono le proteste; se le porta via il vento. Non valgono le polemiche. Siano espulse dalla organizzazione delle nazioni unite. Sia dato loro il bando, siano indicate all' umanita' come colpevoli. Io forse sono saltato da un ramo all' altro senza un certo ordine nel mio discorso, ma vi ho detto tutto quello che il mio animo mi ha suggerito di dirvi, italiane e italiani. Voi siete adesso a tavola. Oh, se fate brindisi fatene uno anche per il vostro presidente che vi ama tanto. E cercate sempre di stare vicino ai vostri figli, ai vostri giovani che si affacciano adesso alla vita. Io ai giovani questo dico: battetevi sempre per la liberta' , per la pace e per la giustizia sociale. La liberta' senza la giustizia sociale non e' che una conquista fragile che si risolve per molti nella liberta' di morire di fame.Bisogna che alla liberta' sia unita la giustizia sociale. Sono un binomio inscindibile. Lottate quindi con fermezza, giovani che mi ascoltate, perche' lotterete cosi' per il vostro domani, per il vostro avvenire. Ma siate sempre tolleranti. Si' lottate con la passione con cui ho lottato io, e lotto ancora oggi nonostante gli anni; lottate per la fede che arde nei vostri cuori. Ma io vorrei che voi teneste presente un ammonimento di un pensatore francese, ammonimento che io ho sempre tenuto presente alla mia mente. ““Dico al mio avversario: io combatto la tua idea che e' contraria alla mia, ma sono pronto a battermi sino al prezzo della mia vita perche' tu la tua idea la possa esprimere sempre liberamente““. Ecco quello che io dico ai giovani, senza presunzione, quasi fossi un loro compagno di strada, tanto mi sta a cuore la loro sorte. Ed io li esorto ad andare avanti, a continuare per la loro strada, a cercare nella scuola cultura; ad ascoltare i loro docenti per adornare la loro mente di cognizioni necessarie quando saranno chiamati a svolgere un' attivita'. Voi giovani siete la futura classe dirigente del nostro paese, dovete quindi prepararvi per assolvere degnamente questo nobilissimo compito. Ebbene io, finche' vita sara' in me, staro' al vostro fianco nelle vostre lotte, giovani che mi ascoltate. Lottero' sempre con voi per la pace nel mondo, per la liberta' e per la giustizia sociale. Buon anno a tutti voi miei connazionali, italiani e italiane. E perdonate se ho turbato la vostra vigilia di capodanno con questa mia conversazione guidata dalla fraternita' che a voi mi lega.

Fonte: Interna

Autore: DC



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