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Le parole del Presidente
Messaggio di fine anno - 1982
Il rapimento di Davide
Italiani e italiane, miei compatrioti,
come è consuetudine, eccomi ancora una volta ad entrare attraverso la televisione nelle nostre case per gli auguri di fine d'anno. So di entrare in molte case dove si attende il primo dell'anno con molta angoscia e molto dolore: le famiglie dei rapiti, cito gli ultimi fatti che veramente mi hanno angosciato: il rapimento del piccolo Davide di 8 anni, di Filippo e di Simona di 12 e 13 anni. Davide è stato strappato dalle braccia di sua madre. Ebbene, io mi unisco all'accorato appello fatto da Giovanni Paolo II ai rapitori, perché restituiscano alle loro madri i figli rapiti.
Penso anche a coloro che hanno avuto vittime per opera del terrorismo: carabinieri e agenti di pubblica sicurezza, che hanno compiuto fino all'estremo sacrificio il loro dovere. Lode deve andare, il plauso nostro e la riconoscenza a questi bravi italiani che hanno dimostrato tanto coraggio. Naturalmente le famiglie oggi piangono i loro congiunti caduti nella lotta contro il terrorismo. Ma vi è un conforto in noi. E cioè che il terrorismo ormai si dichiara sconfitto. Abbiamo sentito testimonianze di terroristi nei diversi processi e questi terroristi hanno dichiarato di sentirsi sconfitti. Qual è la ragione per cui si sentono sconfitti? Non vi è dubbio, merito grande, ripeto, va alle forze dell'ordine. Ma vi è un'altra ragione, a mio avviso, ed è questa: il terrorismo sperava di far leva sul malcontento del popolo italiano, malcontento che è diffuso per tante ragioni, la disoccupazione, la situazione economica e sociale, la vita cara. Sperava di fare leva sulla classe lavoratrice italiana, di trascinare sulla sua strada maledetta i lavoratori, trascinarli nella sua protesta. Invece il movimento operaio, bisogna dargliene atto, questo torna a suo onore, il movimento operaio ha fatto barriera contro il terrorismo.
Non si dimentichi che quando e' stato assassinato l'on. Moro ed è stato scoperto poi il suo cadavere - il cadavere di questo mio amico fraterno che ha lasciato un grande vuoto nella vita politica italiana, che nessuno è riuscito ancora a colmare - ebbene 350 mila persone si sono riunite in piazza San Giovanni. Vi erano il rettore dell'Università, il Presidente della Cassazione, giudici, impiegati, tecnici, funzionari, ma vi erano anche gli operai di Roma e dei dintorni. Vi erano anche i contadini della Ciociaria. Tutti a protestare contro i terroristi.
Così quando vi sono stati i funerali nella mia Genova dell'operaio Rossa - operaio che ha avuto il coraggio di denunciare i terroristi che si erano infiltrati nella sua fabbrica - erano anche lì 300 mila persone, di tutti i ceti sociali, con in testa i portuali, a far sentire la loro protesta. Così per i funerali del giudice Alessandrini a Milano: italiani di tutti i ceti sociali, operai venuti dai dintorni di Milano, anche da Genova e da Torino, si trovarono a protestare contro il terrorismo.
Questo sta a significare che il movimento operaio non si è lasciato trascinare nella strada diabolica del terrorismo ma ha fatto resistenza, ha fatto barriera contro il terrorismo.
Di recente è uscito un opuscolo dal carcere dove sono i capi del terrorismo, questi cosiddetti capi del terrorismo, i quali, fra l'altro, dicono questo: invitano i loro compagni terroristi ad abbandonare le fabbriche, a non considerare la fabbrica come un centro per il terrorismo. Se questo dicono è perché hanno trovato nelle fabbriche non consenso, non adesione, ma resistenza.
Vi è stato poi il sequestro del generale Dozier. Devo dare atto alle forze dell'ordine di essere riuscite a liberare il generale Dozier. Quando io sono stato in America ho ricevuto entusiastiche congratulazioni da parte degli uomini politici americani, dal presidente Reagan. Tutta l'opinione pubblica americana era a favore dell'Italia e delle forze dell'ordine, che erano riuscite a liberare il generale Dozier.
Anche questo sta a provare che non avevo completamente torto io, quando proprio qui, dal Quirinale, affermai che per me il terrorismo aveva dei legami internazionali. Qualcuno allora mi diede torto. Invece oggi è provato che il terrorismo ha dei legami internazionali. Prova ne sia l'attentato contro il Papa Giovanni Paolo II. E' stato consumato, questo attentato contro la vita del Papa, da un turco che doveva essere impiccato, ed è stato fatto evadere dal carcere, gli è stato dato del denaro, ha attraversato tutta l'Europa, è arrivato a Roma, naturalmente avrà avuto dei complici, ed ha attentato alla vita del Papa. Veramente per un puro miracolo il Papa si è salvato. Sarebbe stata una grave jattura per il mondo cattolico la perdita di questo Papa e per me sarebbe stata la perdita di un amico sicuro, leale, buono. Dalla sua amicizia io traggo molto conforto.
Il terrorismo quindi ha dei legami internazionali. Comunque il terrorismo va declinando, per nostra fortuna.
Vi sono altri mali che tormentano il popolo italiano: la camorra e la mafia. Quello che sta succedendo in Sicilia veramente ci fa inorridire. Vi sono morti quasi ogni giorno. Bisogna stare attenti a quello che avviene in Sicilia e in Calabria e che avviene anche con la camorra a Napoli. Bisogna fare attenzione a non confondere il popolo siciliano, il popolo calabrese ed il popolo napoletano con la camorra o con la mafia. Sono una minoranza i mafiosi. E sono una minoranza anche i camorristi a Napoli. Prova ne sia questo: quando è stato assassinato Pio La Torre, vi era tutta Palermo intorno al suo feretro. Quando è stato assassinato il generale Dalla Chiesa, con la sua dolce, soave compagna, che è stata più volte qui a trovarmi, proprio in questo studio, tutta Palermo si è stretta intorno ai due feretri per protestare. Quindi il popolo siciliano, il popolo calabrese ed il popolo napoletano sono contro la camorra e contro la mafia. Sono popoli fieri, con antiche tradizioni ed antica storia, ma anche con gravi problemi che devono essere risolti. Qui si presenta, appunto, ancora una volta il problema del Meridione. Il problema del Mezzogiorno non può essere considerato soltanto un problema di quelle regioni: deve essere considerato un problema nazionale se lo si vuole risolvere.
Vi sono altri mali che angustiano il popolo italiano. Il carovita, la disoccupazione. Ma alla radice di tutto questo sta l'inflazione. L'inflazione che è causa dei grandi mali che riguardano non solo l'Italia, ma il mondo intero.
Noi dobbiamo badare ed avere a cuore quelli che sono i nostri mali e le nostre angustie. Sentiamo che l'inflazione è un male che deve essere combattuto. Oggi coloro che sono al Governo devono cercare di risolvere questi problemi, di affrontare questa situazione che sta dinanzi al popolo italiano e che si fa sempre più difficile e sempre più grave. Lascino stare queste inutili, per me, polemiche tra confessionali e laici, altrimenti Roma diventerà una seconda Bisanzio e si discuterà sulla natura del sesso degli angeli.
Dobbiamo quindi combattere questi mali e tutta la classe politica italiana, tutti coloro che sono al Governo, devono superare divergenze e dissidi per rimanere compatti e risolvere questi problemi. E deve essere interessata alla soluzione di questi problemi anche l'opposizione, che controlla un vasto settore del movimento operaio. Senza il movimento operaio questi problemi non potranno essere risolti.
Vi è poi la situazione internazionale che ci preoccupa; in Polonia oggi vi è il silenzio. E' un silenzio, direi, più preoccupante della protesta. Sotto questo silenzio si nasconde il malcontento, è il silenzio di chi sta soffrendo sotto l'oppressione, il silenzio di un popolo che è stato privato dei suoi diritti civili ed umani.
Ma non hanno diritto di protestare per quanto avviene in Polonia coloro che non protestano per quanto avviene in altri paesi, come ad esempio nell'America Latina. Nell'America Latina vi sono paesi dove i diritti civili sono stati soppressi, dove le dittature si fanno sentire in modo spietato. In Cile, in Nicaragua, in Salvador e in Argentina. Degli scomparsi vi voglio parlare, dell'Argentina.
Non è vero che noi non abbiamo protestato. Io ho sempre protestato presso gli ambasciatori argentini che si sono susseguiti qui a Roma. Ma la mia protesta è caduta nel vuoto. Ho ricevuto qui madri di Plaza De Majo. E mi ricordo che una madre mi ha detto questo: che la sua figlia in carcere aveva partorito ed il figlio era stato consegnato ad una famiglia italiana. Me lo disse disperata, piangendo, questa povera donna. Ebbene io faccio un appello a questa famiglia che è tornata in Italia dall'Argentina e che ha questo figliolo: lo restituisca alla madre legittima, altrimenti questa famiglia non potrà avere fortuna.
Vi sono altri fatti che ci preoccupano. Ci preoccupa quello che avviene nell'Afghanistan. Noi che abbiamo fatto la lotta partigiana, come ex partigiani, diamo tutta la nostra piena solidarietà ai partigiani afghani che si battono contro chi ha invaso la loro patria: l'Unione Sovietica.
Questi sono i problemi che preoccupano il popolo italiano e che con una certa trepidazione ci fanno salutare l'anno che sta per sorgere.
Vi è poi la preoccupazione grave del riarmo delle due potenze, che vanno sempre più riarmandosi con ordigni nucleari che se fossero, per dannata ipotesi, usati sarebbe la fine dell'umanità intera.
Io auguro - sarà un'utopia, ma molte utopie di ieri sono diventate poi realtà oggi - io mi auguro il disarmo totale e controllato. E che i denari che si sperperano per costruire questi ordigni di morte, che se fossero usati, ripeto, sarebbe la fine dell'umanità e del nostro pianeta, siano usati invece per alleviare dalla fame migliaia e migliaia di creature, che mentre io parlo, stanno morendo per denutrizione. E quindi mi auguro che il buon senso prevalga e che prevalendo il buon senso si venga a consolidare la pace nel mondo.
Voglio rivolgere un mio saluto cordiale, affettuoso alle forze armate. A queste forze armate che secondo la Costituzione hanno il dovere di difendere i confini della Patria, la sua indipendenza. Forze armate che meritano tutto il nostro rispetto e tutto il nostro plauso. Mi diceva il Presidente del Libano, che è stato qui a trovarmi di recente, che il contingente italiano militare che è nel Libano è quello più amato dai libanesi. I nostri soldati si fanno amare dal popolo libanese perché l'italiano, in fondo, è buono e generoso e buoni e generosi sono i nostri soldati.
Il mio ricordo il mio saluto augurale vada agli emigrati, a questi italiani che sono stati costretti a lasciare la Patria per andare a trovare lavoro all'estero. Io ho girato le nazioni dove sono questi emigrati: la Germania, la Francia, la Svizzera, l'America. Ed i governanti di queste nazioni hanno fatto le lodi dei nostri connazionali. Sono gli emigrati che non danno nessun fastidio alle Autorità del posto. Cercano solo, quando arrivano, una casa, un posto di lavoro e danno un contributo veramente elevato alla produzione di quei paesi e quindi sono di aiuto alle nazioni che li ospitano. A questi emigrati vada il mio saluto. Anch'io sono stato emigrato sotto il fascismo e per vivere onestamente ho dovuto fare l'operaio e so che cosa voglia dire vivere lontano dalla propria Patria, dalla famiglia e cercare lavoro in terra straniera.
Un ultimo mio appello deve essere rivolto ai giovani. Faccio molto affidamento sulla nostra gioventù. Oh, vi è una frangia che si dà al terrorismo, una frangia che si dà agli stupefacenti, ma è soltanto una minoranza. La stragrande maggioranza della nostra gioventù è sana. E' sana moralmente e politicamente.
Io ho instaurato qui al Quirinale il metodo di ricevere tutte le mattine, quando l'anno scolastico è aperto, scolaresche di ogni parte d'Italia. In quattro anni ho già ricevuto 77 mila studenti delle elementari in su, ragazzi dagli 8 fino ai 18 anni. Quando ricevo, tutte le mattine, 500-600 studenti non faccio loro alcun discorso; ne sentono troppi di discorsi, i giovani. Intreccio con loro un dialogo. Mi faccio martellare di domande, mi faccio porre dei quesiti. E rispondo come fossimo antichi amici.
Bene da questi 77 mila studenti che ho già ricevuto da ogni parte d'Italia, non mi son mai sentito fare, cari miei amici, una domanda futile, sciocca, superficiale; porre quesiti inutili. Mi sono sempre sentito porre problemi molto seri. Mi hanno tutti fatto domande che riguardano il terrorismo, che riguardano l'eventualità di una guerra atomica, domande sul loro avvenire. Mi chiedono se il loro avvenire sarà migliore del presente, se potranno trovare un'occupazione domani. Queste sono le domande che mi fanno questi giovani. Ecco perché mi sento legato alla nostra gioventù. Io credo nella gioventù italiana.
Italiane ed italiani, l'ultimo mio appello è proprio a questi giovani. Appello fraterno che io faccio, con la mia esperienza, che è un'esperienza molto amara, costellata di rinunce, di molti avvenimenti dolorosi.
A questi giovani io dico: preparate il vostro animo a scuola, cercate di corredare la vostra mente di una cultura che vi sarà utile, sarà strumento per voi necessario per farvi camminare domani nella vita come uomini liberi.Cercate anche di darvi una fede politica respingete però quelle idee politiche che non presuppongono il concetto di libertà, altrimenti andreste verso la vostra rovina. E cercate anche di combattere sì, i vostri avversari, ma combattete tenendo presente quello che ho tenuto presente sempre io, l'ammonimento di un illuminista francese. Cioè io dico sempre questo al mio avversario: io combatto la tua idea che è contraria alla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu la tua idea la possa esprimere sempre liberamente. Ed allora combattete discutendo liberamente, lottando civilmente. Andate verso la meta alla quale io ho sempre aspirato da quando avevo la vostra età. La meta suprema che è quella della libertà, della giustizia sociale per tutti gli uomini, della scomparsa della fame nel mondo. La meta della pace fra tutte le nazioni, della fratellanza fra tutti i popoli.

Fonte: Interna

Autore: DC



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