Fondazione Sandro Pertini - Sito Ufficiale


Le parole del Presidente
Messaggio di fine anno - 1981
La situazione in Polonia
Italiane e Italiani,
eccomi ad entrare per la quarta volta, col video, nelle vostre case. Ed anche questa volta non posso entrarvi con animo gioioso.
Vi e' in me molta preoccupazione e molta tristezza. Mai presidenza della repubblica è stata tanto tormentata come la mia. Vi sono preoccupazioni che riguardano la situazione internazionale e la situazione del nostro paese.
Non possiamo restare indifferenti a quanto sta accadendo in Polonia. Il mio animo di uomo libero, che si è sempre battuto per la libertà, è turbato. In Polonia un popolo viene privato dei suoi diritti civili ed umani, ed è oppresso. Giungono notizie frammentarie, alcune anche che non possiamo controllare, ma la situazione è molto grave. Noi protestiamo, protestiamo come uomini liberi e come uomini che hanno il dovere di difendere i diritti civili ed umani di tutti i popoli, quindi, anche del popolo polacco. Il popolo polacco sta attraversando, ancora una volta, una situazione tragica. E' un popolo che ha sempre molto sofferto nella sua lunga storia, una storia costellata sempre di sofferenze, di rinunzie e di persecuzioni. Noi quindi condanniamo con tutte le nostre forze quello che accade in Polonia. Oh, noi adolescenti, salutammo con tante speranze la rivoluzione d'ottobre; ma dobbiamo dire adesso che molte di quelle speranze si sono spente nel nostro animo. E siamo profondamente angosciati. Ma non possono elevare la loro protesta per i fatti che avvengono in Polonia coloro che, supinamente o attivamente, hanno anche assecondato la dittatura nazifascista, sono rimasti indifferenti dinanzi agli orrori dei Lager, dove io ho perduto un mio caro fratello. Non possono protestare per i fatti di Polonia, coloro che rimangono indifferenti di fronte agli orrori che si verificano, ai misfatti che vengono consumati in dittature dell'America Latina, o nell'Africa Australe, e nel Sud Africa.
Io qui, proprio da dove vi parlo, ho ricevuto due o tre volte madri che venivano dall'Argentina, clandestinamente. E le ho sentite piangere disperate perché da anni non avevano più notizie dei loro figlioli che erano stati, che sono stati indubbiamente uccisi. Chi non protesta per queste dittature, chi non è contro queste dittature, chi non protesta per questi misfatti, non ha il diritto, come lo abbiamo noi, di protestare per i fatti della Polonia. Al popolo polacco noi inviamo il nostro augurio, il fervido augurio che possa uscire da questa situazione tragica, ritrovare ancora la sua strada giusta, poter godere ancora dei diritti civili ed umani e far valere la sua volontà. Siamo preoccupati per quello che accade nell'Afghanistan. Ma come, noi che siamo stati partigiani, che abbiamo lottato contro i nazisti e contro i fascisti per la libertà, dovremmo rimanere indifferenti di fronte alla lotta che stanno sostenendo i partigiani afghani contro il dominatore straniero? La nostra solidarietà quindi ai partigiani afghani.
Siamo preoccupati di quanto sta avvenendo nel Medio Oriente. Un focolaio di guerra è acceso. L'Irak e l'Iran si combattono in una guerra stolta e folle. Israele ha occupato ed occupa territori altrui. Ora io questo vorrei dire al popolo di Israele. Siamo sempre stati al suo fianco, al fianco degli ebrei quando erano perseguitati; ma gli ebrei non sono stati perseguitati, prima di avere uno Stato, nell'Oriente, dagli arabi. Sono stati perseguitati in Europa, dagli europei. E finalmente, poi, dopo la prima guerra mondiale, ebbero un territorio ed una Patria. E quindi anche un territorio ed una Patria, a mio avviso, devono avere i palestinesi, altrimenti non vi sarà mai pace nel Medio Oriente. E abbiamo ragione di preoccuparcene, perché da un piccolo incendio può derivare un più vasto incendio, e dai conflitti che si svolgono nel Medio Oriente potrebbe domani accendersi quella che è la terza guerra mondiale. Sarebbe la fine dell'umanità. Siamo preoccupati, noi abbiamo assistito ai funerali del Presidente Sadat assassinato dai fanatici. Stava operando per la pace nel suo Paese e fra Israele e il Mondo Arabo. Ebbene noi abbiamo assistito a quei funerali; vi abbiamo assistito con un animo colmo di angoscia. Sono situazioni che riguardano tutti noi, non possono essere circoscritte al popolo e alle Nazioni in cui si svolgono, riguardano ognuno di noi, ogni uomo che ama la libertà e ogni uomo che ha a cuore la pace.
Noi siamo preoccupati, ripeto, per la pace. Io qui ho parlato, ho ricevuto scienziati che sono venuti a dirmi quali sono i pericoli che sovrastano l'umanità. Se per dannata ipotesi, italiane e italiani che mi ascoltate, la terza guerra mondiale dovesse esplodere, sarebbe la fine del nostro pianeta.
Ed allora è una follia continuare a costruire ordigni di morte che, se usati, rappresenterebbero la fine del genere umano. Ed invece di spendere questi miliardi in questi ordigni infernali di morte, perché questi denari non si spendono per combattere la fame nel mondo? Mentre io vi sto parlando, miei cari amici, migliaia e migliaia di bambini muoiono per denutrizione nel mondo: 18 milioni di bambini sono morti per denutrizione nel 1980. Ebbene questa strage, ripeto, perché l'ho già detto altre volte, e lo dico a me stesso, questa strage di innocenti pesa come una severa condanna sulla coscienza di tutti gli uomini di Stato, e quindi anche sulla mia coscienza.Ecco perché noi ci battiamo contro la guerra, perché la guerra non esploda, ci battiamo per la pace, vogliamo un'intesa fra tutti i popoli. I popoli possono trovare, se vogliono, questa intesa. I loro dirigenti, se vogliono, si mettano intorno ad un tavolo discutano e possono trovare la base di un'intesa perché la pace duri nel mondo e mai la guerra debba esplodere.
Siamo preoccupati per la nostra situazione interna, che non é lieta. La disoccupazione continua, è aumentata. E penso quindi con quale tristezza, ed imponendosi delle rinuncie, molte famiglie di italiani hanno trascorso le feste natalizie. La disoccupazione non sta diminuendo. Specialmente vi sono sacche di disoccupazione in Calabria, nel Meridione, nel napoletano. Napoli, questa città che ha sempre tanto sofferto, questa città dove i poveri sono sempre più poveri ed i ricchi sempre più ricchi. Bene, vedete napoletani, è a voi che mi rivolgo. Nessuno ha compreso per quale ragione io abbia nominato il vostro Eduardo De Filippo senatore a vita. Non solo per i suoi meriti; grandissimi meriti di grandissimo artista. Non dimenticate che il grande artista conosciuto in tutto il mondo, inglese, Olivier, dopo una rappresentazione data da Eduardo De Filippo a Londra, andò a trovarlo in camerino, piegò il ginocchio e gli baciò la mano per ammirazione. Ma io non solo ho nominato De Filippo senatore a vita per i suoi meriti di grandissimo artista: anche per rendere omaggio alla città di Napoli, che si sente tanto abbandonata.
Abbiamo la disoccupazione, dico, che ci tormenta, ma anche il terrorismo che si è scatenato nel nostro paese e che ha fatto tante vittime. E qui una breve parentesi. Ancora una volta con animo veramente addolorato, angosciato, io esprimo la mia solidarietà fraterna, umana, alle famiglie che hanno perduto qualche parente nella lotta contro il terrorismo, Agenti di PS, Carabinieri, queste forze dell'ordine che fino al sacrificio della propria vita fanno il loro dovere in difesa del popolo italiano, in difesa dell'ordine pubblico e quindi della nostra democrazia. Ebbene, questo mi tormenta del terrorismo. Tempo fa, sarà un anno, io osai affermare che il terrorismo aveva una matrice internazionale, che il terrorismo italiano aveva delle liaisons con sedi internazionali. Ma fui combattuto. Qualcuno fece anche dell'ironia su questa mia ipotesi che avevo manifestato fra l'altro con molta modestia. E adesso abbiamo la prova che il terrorismo ha delle liaisons internazionali.
L'attentato contro il Papa Giovanni Paolo II, sta a denunciare questa matrice internazionale del terrorismo. Io ricordo che appena avuta notizia dell'attentato contro il Papa, al quale sono legato da sincera amicizia, e che egli mi contraccambia pur sapendo che io non sono un credente, io corsi subito al ''Gemelli'' e rimasi lì fino a tarda notte, finché non mi si disse che ormai era fuori pericolo. Ma fu grave l'attentato contro il Papa, fu un atto veramente di una gravità eccezionale.E ci chiediamo: chi è che ha voluto questo attentato? Chi è che ha liberato questo condannato a morte in Turchia perché venisse in Italia ad attentare alla vita di Sua Santità? Vi è stato poi il sequestro del generale americano. Ed abbiamo avuto dopo, in questi giorni, uno scritto, delirante se volete, sì, di questi che hanno sequestrato il generale americano. Ebbene, da questo scritto appare evidente il legame internazionale fra il terrorismo italiano ed il terrorismo di altri paesi. Vi è un legame internazionale, vi è una matrice internazionale, vi è qualcuno che vuole destabilizzare la democrazia nel nostro Paese. Vi è questo legame internazionale che oggi quasi tutti ammettono, pochi ancora si ostinano a negarlo. Io, ripeto, questo lo dissi un anno fa, anzi forse due anni fa, e fui criticato ed anche deriso da qualcuno per questa mia supposizione. Adesso invece si manifesta essere una realtà. Io mi sento mortificato come italiano del sequestro del generale americano. Ho inviato la mia solidarietà, anche a nome del popolo italiano, al Presidente Reagan, e gliel'ho rinnovata l'altro giorno, quando ho ricevuto il Corpo diplomatico. L'ho detto all'ambasciatore americano Rabb, qui a Roma, che ha assistito, appunto, a questo ricevimento. E' grave. Noi ci auguriamo che sia restituito al più presto alla sua famiglia, alla moglie, che abbiamo ascoltato alla radio, alla televisione, della quale abbiamo conosciuto il dolore e le lacrime. Lei ha tutta la nostra umana solidarietà.Vi è, ripeto, il terrorismo del quale verremo un giorno a capo e che è combattuto con tenacia dalle nostre forze dell'ordine. E noi ci auguriamo che il popolo italiano possa finalmente liberarsi da questo incubo del terrorismo che rende così inquieta la vita della Nazione. Si è aggiunta a tutte queste preoccupazioni, italiane e italiani, la questione della P2. Mi si intenda bene perché non voglio che ancora una volta il mio pensiero sia travisato. Quando io parlo della P2 non intendo coinvolgere la massoneria propriamente detta, con la sua tradizione storica. Per me almeno, una cosa è la massoneria, che non è in discussione, un'altra cosa è la P2, questa P2 che ha turbato, inquinato la nostra vita. I giuristi stanno discutendo se la P2 cada o non cada sotto il codice penale, se è un'associazione a delinquere. Sono cose che a me non interessano per il momento. Io guardo ad un altro codice, che è il codice morale, il codice morale che ogni uomo, specialmente ogni uomo politico, dovrebbe portare scritto nella sua coscienza. Ebbene, la P2 cade sotto questo codice morale. Vi è un proverbio che si usa dire: che la moglie di Cesare non deve essere sospettata. Ma prima di tutto è Cesare che non deve essere sospettato.Ed allora ogni sospetto devono allontanare dalla loro persona gli uomini politici, non possono rimanere, non può rimanere al suo posto chi è stato indiziato in questa trappola della P2. La P2 si prefiggeva di compiere atti contro la Costituzione, contro la democrazia e contro la Repubblica. E quindi coloro che facevano parte della P2 dovranno risponderne prima di tutto dinanzi alla loro coscienza, dinanzi ai loro partiti e, soprattutto, dinanzi al Parlamento. Non vi può essere in questo caso alcuna comprensione ed alcuna solidarietà. E ripeto quello che ho detto altre volte: qui le solidarietà personali, le solidarietà di partito, diventano complicità.
Eppure, nonostante queste preoccupazioni le speranze non si sono spente nel mio animo, italiane e italiani. Io credo nella rinascita del nostro popolo. Credo che il nostro popolo conoscerà giorni più sereni i quelli di oggi, potrà avere lavoro ogni cittadino, ed ogni famiglia potrà finalmente avere una casa. Leggendo le statistiche, con mia sorpresa ho constatato che 300 mila coppie di sposi sono senza casa. Ed è veramente grave che non sia stato risolto il problema della casa, che non sia stato risolto durante il cosiddetto ''miracolo economico''. E' cosa che mi stupisce, e forse anch'io, siccome ho fatto parte della classe politica, della classe dirigente, assumo anch'io la mia parte di responsabilità.Ma, ripeto, io guardo ancora al domani, pur essendo il mio animo angosciato, io guardo ancora all'avvenire del popolo italiano con speranza e con fiducia. Questo popolo nostro riuscirà a rialzarsi, riusciremo a rialzarci, italiane e italiani. Perché io credo nel popolo italiano. E' un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il Paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo, ogni popolo civile, ogni popolo che ha raggiunto un certo progresso, come lo ha raggiunto il popolo italiano.
Vedete, italiane e italiani, io ho fatto parecchi viaggi. Ebbene, in tutte queste nazioni dove sono stato io ho incontrato degli italiani, che purtroppo hanno dovuto lasciare l'Italia per andare a trovare all'estero il lavoro che non trovavano qui nel nostro Paese. Ho parlato con i dirigenti di quei paesi e questi dirigenti mi hanno fatto sempre le lodi dei nostri connazionali. Hanno detto: sono dei lavoratori che amano lavorare, che amano la casa, che appena vengono qui cercano un posto di lavoro e cercano la casa, poi, il modo di poter educare e dare una cultura ai loro figlioli. Abbiamo la lode degli stranieri, e talvolta noi ci autoflagelliamo, invece. No, il nostro popolo non è superiore agli altri popoli, ma non è neppure inferiore.
Credo poi nei giovani, italiane e italiani. Ve l'ho già detto l'anno scorso, ma ve lo ripeto, io qui continuo l'esperienza fatta quando ero Presidente della Camera dei Deputati. In otto anni, allora, io ricevetti circa 50 mila studenti. Ebbene in questi tre anni e qualche mese di Presidenza della Repubblica io ho già ricevuto 45 mila studenti. Quasi tutte le mattine ricevo dai 300 ai 350 studenti, scolaresche di Roma e di altre parti d'Italia. Non faccio loro discorsi perché i discorsi fanno venire la barba ai giovani, ai ragazzi, ne sentono troppi di discorsi. Intreccio con loro, e vi riesco, sempre, un dialogo, come ci conoscessimo da tanti anni, come fossimo antichi amici. Ebbene io da questi giovani, e ripeto ne ho già ricevuti 45 mila, non mi sono mai sentito porre una domanda sciocca, porre un quesito futile, sempre domande serie. Mi pongono domande sul loro avvenire, se vi sarà il pericolo di una guerra; mi pongono domande sulla droga, sul terrorismo, sulla scuola; ed hanno ragione di elevare la loro protesta, non è vero, perché la loro scuola non è attrezzata come dovrebbe essere attrezzata, talvolta molte scolaresche sono ospitate in edifici veramente squallidi, mentre invece la scuola dovrebbe avere tutte le cure da parte del Governo e da parte della Nazione.E quindi è a questi giovani che io mi rivolgo adesso. E' vero, io ho molti anni, ma sento che posso stare al vostro fianco, giovani che mi ascoltate, con animo giovanile, con le vostre speranze e quelle che sono le vostre preoccupazioni le faccio anche mie. Ebbene giovani io a questo vi esorto. Voi rappresentate l'avvenire del popolo italiano. Per questo avvenire chi vi parla ha sacrificato la sua giovinezza in carcere. E questo io non ve lo dico con rammarico, ma con la fierezza di chi sa di essere stato scelto dal destino del suo popolo a pagare un prezzo perché le generazioni venture, perché voi giovani poteste godere di un domani che noi non abbiamo conosciuto quando eravamo giovani, perché la nostra giovinezza l'abbiamo consumata in carcere. E quello a cui io vi esorto giovani è questo: di non ricorrere mai alla violenza materiale. Guardate, la violenza materiale, anche quando è usata per un grande scopo, per un nobile scopo, lascia sempre l'amaro in bocca. Non usate mai la violenza materiale. Vi ripeto forse quello che ho detto l'anno scorso, dovete scusarmi: non armate la vostra mano, armate invece il vostro animo di un grande ideale e di una grande e vigorosa fede. Ed allora continuate la vostra strada. Ed io che sono ormai al tramonto della mia vita resterò sempre al vostro fianco finché un anelito, finché un alito di vita mi animerà. Resterò al vostro fianco per battermi con voi, per aiutarvi, per consigliarvi, ed alle vostre valide mani, giovani che mi ascoltate, noi anziani, ''uti cursores'', consegniamo la bandiera della libertà, della giustizia sociale, della pace, perché voi la portiate sempre più avanti e sempre più in alto.

Fonte: Interna

Autore: DC



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