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Le parole del Presidente
La Democrazia
Non questa Repubblica
Non certo questa Repubblica pensò Giuseppe Mazzini, che dopo essere stato esule anche in Patria vede oggi onorata la sua memoria con un monumento sul colle dell’Aventino.
Egli voleva una repubblica laica e questa non è che una repubblica confessionale; voleva una repubblica a carattere profondamente sociale, in cui scomparisse il privilegio e su di esso trionfassero le forze del lavoro, in questa repubblica, invece, domina ancora e più prepotente che mai il privilegio: i ricchi sono sempre ricchi, più ricchi di prima; i poveri sono sempre poveri, più poveri di prima. Voleva Egli una repubblica sostanzialmente democratica e questa è democratica solo nella forma, perché in essa le libertà politiche, non sorrette da alcuna giustizia sociale, vanno risolvendosi in un beneficio per una minoranza e in una beffa per milioni di lavoratori.
Non per questa repubblica clericale poliziesca si è Egli battuto durante la sua nobile esistenza; né mai si sarebbe rassegnato a far semplice opera decorativa, limitandosi a sostituire l’insegna monarchica con quella repubblicana, come a questo invece si è rassegnato qualcuno dei suoi, che per una miserevole poltrona ministeriale non ha esitato a rinnegare il Maestro.
Ed oggi dal colle dell’Aventino Egli con amarezza e sdegno guarda allo scempio che si è fatto del suo pensiero e al tradimento di suoi seguaci.Questa sera, verso il tramonto, quando le fredde cerimonie ufficiali avranno avuto finalmente termine, il popolo lavoratore di Roma andrà a rendere omaggio all’Apostolo della libertà e della indipendenza della Patria. Allora il Suo generoso cuore batterà all’unisono con il cuore dei lavoratori. Perché sono appunto questi lavoratori, oppressi dal regime clericale, perseguitati da un apparato poliziesco messo al servizio delle classi padronali, che non hanno tradito il pensiero di Giuseppe Mazzini. Ne sono oggi i soli custodi, lo rivendicano e lo indicano alla nazione intera. Sono precisamente questi lavoratori che tenacemente si battono per dare alla repubblica il contenuto economico e sociale che Egli pensò. Essi sono i soli oggi a lottare perché la repubblica sia liberata dalla servitù clericale e sia fondata finalmente, come prescrive la Costituzione, non sul privilegio, bensì sul lavoro.
Vogliono questo i lavoratori i quali considerano la Repubblica come una loro conquista. Voluta e conquistata dalle forze del lavoro, la repubblica a queste forze deve ritornare, se si vuole che essa divenga uno strumento di libertà e di giustizia sociale. Rimarrà, al contrario, uno strumento di reazione, finché essa sarà dominata dalle forze clerico-conservatrici e lettera morta, quindi, resteranno i principi consacrati dalla nuova Costituzione. Così, oggi non si cerca di attuare l’articolo 4 nel quale si afferma che “la repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni per renderlo effettivo”, e al popolo affamato che chiede lavoro e pane gli si dà piombo e cadono la mondina Maria Margotti ed il bracciante Pasqualino Lombardi.
Se le masse lavoratrici si battono contro ogni patto militare e per la pace e vogliono che la repubblica, fedele a quanto è scritto nella Costituzione, difenda questo bene prezioso, si fa sparare contro di esse e cade a Terni l’operaio Trastulli. Invece di attuare l’art.3 della Costituzione, in cui solennemente si dichiara essere compito della Repubblica “rimuovere gli ostacoli che impediscono l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”, si estromettono dal Governo i rappresentanti diretti di questi lavoratori e si va sempre più scavando il solco che divide in due il Paese.Lotta dura e difficile, questa che in nome di una repubblica veramente democratica sostengono oggi i lavoratori. Ma essi, certi della bontà della loro causa, consapevoli della fine ineluttabile che attende il vecchio mondo, persuasi che loro sarà l’avvenire, si batteranno senza piegare pronti a pagare qualsiasi prezzo. Ne sono garanzia la combattività che essi vanno dimostrando nelle lotte per le loro giuste rivendicazioni, lo spirito di solidarietà che lega i lavoratori del nord a quelli del sud e l’unità dei partiti dell’estrema sinistra. Questa unità nessuno riuscirà ad infrangere. Non vi sono riusciti i primi secessionisti, non vi riusciranno gli ultimi e soprattutto non vi riuscirà il piccolo uomo, che, dopo aver definito il partito saragattiano “un sacco vuoto”, si affanna oggi per riempirlo solo delle sue prepotenti ambizioni personali.
Questa unità dei lavoratori rimane intatta al di sopra di ogni basso intrigo e queste meschine ambizioni.
E ancora una volta il popolo lavoratore italiano vincerà questa sua battaglia, come ha saputo vincere quella per la liberazione della Patria dallo straniero e dai resti del fascismo.
Allora e soltanto allora la Repubblica avrà un contenuto economico e sociale che corrisponda agli interessi e alle aspirazioni della Nazione intera; allora e soltanto allora lo spirito del grande Apostolo, che riposa in Staglieno, si placherà.

Fonte: Avanti, 2 giugno 1949

Autore: DC



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