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Gli scritti del Presidente
La Resistenza
Uno scritto di Sandro Pertini. Resistenza: patrimonio di tutti
Ancora una volta mi vedo costretto a sorgere in difesa del mio partito per quanto concerne il suo contributo alla guerra di liberazione.
Compagni, peraltro carissimi, delle formazioni “Garibaldi” e di “Giustizia e Libertà” (e qui è fuori causa il compagno Riccardo Lombardi) spesso nell’esaltare la loro presenza nella guerra di liberazione, si lasciano andare a minimizzare quanto in quella lotta il PSI ha dato e fatto.
Questo mi ha sempre esasperato, perché al mio partito ho offerto tutta la mia non breve esistenza. Esso ha sempre costituito la ragione prima della mia vita e non posso tollerare che gli si rechi offesa.
Io ho sempre riconosciuto l’attività altamente utile, necessaria e feconda svolta dai compagni delle formazioni “Garibaldi” e di “Giustizia e Libertà” ed ho fondato motivo di amareggiarmi ed anche di sdegnarmi quando, invece, essi si ostinano a sottovalutare il contributo dato dalle formazioni “Matteotti” le quali hanno pagato alti prezzi come le altre formazioni partigiane.
Così, mi chiedo stupito, perché il compagno Pietro Secchia, cui mi lega, nonostante tutto, una fraterna amicizia, abbia fatto dare tanta immeritata evidenza tipografica nella sua risposta a me alla famigerata dichiarazione di Don Bicchierai. Stupito mi chiedo perché abbia lasciato intendere nella sua ormai nota “testimonianza” che il PSI “non voleva l’insurrezione ad ogni costo”. E questo dopo aver affermato che la dichiarazione di Don Bicchierai “non risponde a verità”! Detta dichiarazione a suo tempo recisamente smentita non solo dal compagno Riccardo Lombardi per il partito d’Azione, ma anche da me per il Partito Socialista.
Mi considererei un povero uomo, se pur di esaltare il mio partito, mettessi in cattiva luce altri partiti, servendomi, ad esempio, di dichiarazioni rilasciate da Carlo Silvestri e dall’ex ministro Tarchi, in base alle quali risulterebbe che nell’aprile 1945 “trattative fra emissari di Mussolini e il Clnai naufragarono, perché mancò il consenso dei socialisti”.
Non mi sono mai degnato e non mi degno di prendere in considerazione simili dichiarazioni, che tuttavia, valgono quanto quella di Don Bicchierai.
E adesso sono, purtroppo obbligato a ritornare sulla famosa riunione dell’arcivescovado di Milano.
Precisiamo alcuni dati di fatto:
1) Il mio colloquio con il Cardinale Schuster fu seguito con attenzione dai miei amici presenti. Peraltro, piccola era la saletta, in cui la riunione si svolgeva. Ma che la mia ferma risposta al cardinale sia stata chiaramente intesa dai presenti è confermato dalla intervista, mai rettificata o smentita, data dall’amico carissimo Achille Marazza nell’aprile del 1962 al giornalista Silvio Bertoldi. Dice Marazza: “Pertini cominciò a parlare vibratamente, sostenendo la tesi che anche se Mussolini si fosse arreso, lo si sarebbe dovuto custodire per due o tre giorni e poi, anziché consegnarlo agli alleati, lo si sarebbe dovuto portare in giudizio”. Mentre io e Lombardi combattevamo questa tesi, rivendicando l’impegno preso, Tiengo, che aveva udito ogni cosa, si alzò e scivolò fuori dalla stanza.
2) E che Tiengo in modo determinante abbia influito sulla decisione di Mussolini di non arrendersi più lo ha confermato, sempre nel 1962 al giornalista Bertoldi il generale Montagna, che sino all’ultimo restò vicino al capo del fascismo.
“L’ex prefetto Tiengo, afferma Montagna, aveva distintamente udito il socialista Pertini…”. Tiengo naturalmente aveva subito avvertito Mussolini che la sua vita era in pericolo e “ciò spiega tutto il resto”.
3) Achille Marazza in detta intervista (la cui sostanza è ripetuta in modo preciso in uno scritto di Paolo Monelli apparso sull’ultimo numero di “Storia illustrata” riferì una illuminante circostanza. Dice Marazza: “In arcivescovado aspettammo a lungo… telefonammo in prefettura. Rispose il prefetto Bassi, comunicandoci che Mussolini era partito. Non c’era altro da attendere. Uscimmo insieme (Marazza e Lombardi)… Per parte mia, provvidi ad avvertire Max Salvadori, capo della missione inglese, che Mussolini non si sarebbe più arreso al Clnai. Salvadori aveva infatti atteso nei pressi dell’arcivescovado che il capo del fascismo si arrendesse, per prenderlo in consegna e condurlo al sicuro. A tale scopo avevamo stabilito che dovesse essere ospitato presso la caserma “Muti”, in Via Rovello; o meglio presso l’arcivescovado stesso.
L’amico Achille Marazza stamani qui ha confermato per telefono codesta circostanza.
Da tutto questo appare chiaro che il mio intervento presso il cardinale (intervento appoggiato solo dal compagno Emilio Sereni, ma con molta energia) spinse Mussolini a non arrendersi.
E soprattutto appare chiaro che la sera del 25 aprile il compagno Sereni ed io non fossimo andati all’arcivescovado e se quindi Mussolini si fosse arreso al Clnai sarebbe stato consegnato al colonnello inglese Max Salvadori, il che voleva dire consegnarlo di fatto agli alleati (ed oggi sarebbe qui, a Montecitorio…).
Quod dimonstrandum erat.
Ma non vorrei per amore della verità, incrinare amicizie a me tanto care. Amicizie che mi legano ad uomini di fede, come Pietro Secchia e Riccardo Lombardi, uomini che hanno tanto dato nella lotta contro il fascismo, pagando alti prezzi.
Desidero, tuttavia, rinnovare una fraterna esortazione a chi ha partecipato alla Resistenza e cioè di non pesare con la bilancia d’un mercante quanto in essa hanno fatto gli uni e quanto gli altri.
Se si aspira, come aspiro io, alla unità di tutti gli ex partigiani sarebbe molto più utile ed aggiungo molto più nobile considerarci tutti, senza alcuna discriminazione sui meriti e sui demeriti, egualmente partecipi di quella lotta di cui ricorre il ventennale.
Partecipi sullo stesso piano anche con i nostri errori ed eccessi, commessi, però, sempre in buona fede e con animo retto. Solo in questo modo riusciremo a far sì che il secondo risorgimento venga considerato dall’intero popolo italiano come suo patrimonio politico e morale da custodire e da difendere sempre.
E questo per me è quello che conta.

Fonte: Avanti, 16 aprile 1965

Autore: DC



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