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Le parole del Presidente
La Giustizia
Sull'amnistia
Mi duole, ma non posso dichiararmi soddisfatto della risposta datami dall’Onorevole Ministro della giustizia. Con mia grande sorpresa ho sentito dall’onorevole Ministro della giustizia che il Governo non può emanare norme interpretative di una legge. Il Governo non le può emanare in quanto potere esecutivo, ma siccome il Governo che ha emanato il decreto d’amnistia, come l’attuale Governo, aveva anche il potere legislativo, aveva la possibilità di emanare norme interpretative. Richiamo alla mente dell’onorevole Ministro della giustizia gli studi che egli ha fatto per diventare avvocato.
Egli ricorderà che, oltre all’interpretazione di carattere analogico e letterale, vi è anche una cosiddetta interpretazione di carattere autentico. Quando si ha, onorevole Ministro della giustizia, questa interpretazione autentica? Si ha quando il legislatore con un provvedimento di legge interpreta se stesso. Noi siamo contrari ad ogni intervento del potere esecutivo sul potere giudiziario; quindi siamo contrari all’emanazione di circolari da parte del Ministero della giustizia per interpretare la legge. Questo sì che è contro la legge! Questa è un’interferenza del potere esecutivo sul potere giudiziario. Invece il Governo, in quanto aveva il potere legislativo, quando si avvide (e noi sappiamo che si avvide in tempo), che l’articolo 3 veniva interpretato in modo troppo lato e, l’ha detto oggi l’onorevole Ministro, in modo anche errato, aveva il dovere di intervenire immediatamente con provvedimento legislativo interpretativo, onde ovviare a questi errori e ad interpretazioni di carattere troppo lato.
L’articolo 3 del decreto in parola dice: “E’ concessa amnistia per i delitti ecc., salvo che siano stati compiuti da persone rivestite di elevate funzioni e di direzione civile o politica o di comando militare, ovvero siano stati commessi fatti di stragi, sevizie particolarmente efferate ecc.”.
Balza agli occhi di chiunque, onorevole Ministro della giustizia, che la distinzione fra chi ha rivestito cariche di elevata o non elevata funzione, può variare da giudice a giudice, perché si presta ad un apprezzamento di carattere soggettivo, specialmente nella cosiddetta amnistia impropria, cioè quando questa viene applicata prima ancora che il giudizio sia celebrato e sia stata pronunciata una vera e propria sentenza. Difatti, attraverso queste maglie del decreto di amnistia, noi abbiamo visto uscire non soltanto coloro che dell’amnistia era meritevoli, cioè coloro che avevano commesso reati politici di lieve importanza, ma anche gerarchi: Sansanelli, Suvich, Pala; abbiamo visto uscire propagandisti e giornalisti, che si chiamano Giovanni Ansaldo, Spampanato, Amicucci, Concetto Pettinato, Gray. Costoro, per noi, sono più responsabili di quei giovani che, cresciuti e nati nel clima politico pestifero creato da questi propagandisti, si sono arruolati nelle brigate nere ed in lotta aperta hanno affrontato i partigiani e ne hanno anche uccisi.
Questi giornalisti e questi propagandisti, che dalla radio e sui giornali hanno cercato di trasformare in fanatica convinzione nell’animo di questi giovani italiani tutte le determinazioni, tutti i provvedimenti pazzeschi e criminosi del fascismo, sono più responsabili di chi rivestiva un vero e proprio ufficiale incarico gerarchico. Attraverso queste maglie abbiamo visto uscire coloro che hanno incendiato i villaggi con i tedeschi, che hanno violentato donne colpevoli solo di avere assistito dei partigiani.
Guai, onorevole Ministro della giustizia, se per confermare quello che dico, dovessi dare lettura di tutte le proteste che giungono dalla provincia! A Bassano del Grappa hanno visto rientrare coloro che avevano incendiato Vinca e Bergiula. Altrettanto si dica per la Spezia, dove hanno visto rientrare coloro che avevano incendiato i paesi che circondano il Golfo della Spezia. Attraverso queste maglie, abbiamo visto uscire anche dei seviziatori. Il giudice che li ha scarcerati ha ritenuto, nel suo apprezzamento soggettivo, che non si trattasse di sevizie efferate; ma andatelo a chiedere a coloro che sono stati seviziati, se le sevizie patite erano o no efferate.
Abbiamo visto uscire una parte della banda Koch, la Marchi, la Rivera, Bernasconi. Onorevole Presidente di questa Assemblea, il nome di Bernasconi deve ricordarci qualche cosa: il nostro arresto e la nostra consegna ai tedeschi, e se non siamo stati fucilati non è stato per volontà del Bernasconi, ma per intervento dei patrioti di Roma, che ci fecero evadere da Regina Coeli. Tutti sanno come ha operato questa banda a Roma, poi a Firenze e quindi a Milano. Io sono stato, durante il periodo cospirativo e durante l’insurrezione, a Firenze. Questa banda consumava i suoi reati e le sue sevizie a Villa Triste. Basta andare a Firenze e pronunciare questo nome per vedere il volto di centinaia di donne, spose, madri, coprirsi di orrore. Ebbene, in virtù dell’amnistia sono usciti una parte dei complici della banda Koch ed oggi sono in piena libertà.
Naturalmente, oltre all’uscita di tutti costoro, che per noi sono dei veri criminali e dei responsabili diretti dell’attuale situazione, abbiamo visto anche uscire molti fascisti i quali devono essere considerati dei complici necessari di quanto ha fatto il fascismo.
E vi è di più: l’articolo 3 dichiara amnistiati anche quei reati comuni, che sono connessi con reati di indole politica; di modo che si è verificata, come si verifica, questa incongruenza. Chi durante un rastrellamento ha compiuto un reato comune, solo perché è amnistiato per il rastrellamento, reato di indole politica, viene amnistiato anche per il reato comune.
Sicché, un partigiano, che subito dopo la guerra di liberazione ha commesso quello stesso reato comune - e l’ha commesso in quello stato d’animo che crea sempre la guerra ed ha creato anche la guerra di liberazione - egli rimane in carcere, perché il suo reato non viene amnistiato.
Quell’impiegato, che per vent’anni ha condotto vita onesta e non ha mai commesso atti di disonestà - ricordo la figura di Demetrio Pianelli - e che, trovandosi di fronte alla tragica situazione del Paese e della sua famiglia, e si è visto costretto a vendere quanto di più caro aveva per non vedere morire di fame le sue creature ed ha commesso un reato di peculato; egli deve rimanere in carcere, mentre quel funzionario, che collaborando coi tedeschi e facendo il delatore ha commesso lo stesso reato, soltanto perché il reato principale è reato di indole politica ed il reato comune è stato commesso nell’occasione di questo, è scarcerato.
Evidentemente, tutto questo non vale, onorevole Ministro della giustizia, a portare la pacificazione nel nostro Paese. Così si è verificato quello che il Ministro della giustizia del tempo aveva previsto, quando scriveva questo nella sua relazione: “Un disconoscimento di questa esigenza, anziché contribuire alla pacificazione, contribuirebbe a rinfocolare odi e rancori, con conseguenze certamente per tutti incresciose”.

Fonte: Atti dell'Assemblea Costituente, 22 luglio 1946

Autore: DC



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