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Biografia di Sandro Pertini
(Stella, Savona 25 settembre 1896 – Roma, 24 febbraio 1990)

1896. Sandro (Alessandro) Pertini nasce a Stella (Savona) da Alberto e Maria Muzio; ha quattro fratelli, Luigi, Marion, Giuseppe ed Eugenio.
1914. Si iscrive all’Università di Genova, Facoltà di Giurisprudenza, dopo aver frequentato il ginnasio al Collegio dei Salesiani “Don Bosco” di Varazze e il Liceo Chiabrera di Savona. Al liceo subisce l’influenza di Adelchi Baratono, socialista, insegnante di filosofia.
1915. E’ chiamato alle armi ed inviato in prima linea sul fronte dell’Isonzo ed assegnato dapprima al 25° reggimento di artiglieria da campagna in qualità di soldato semplice, essendosi rifiutato, come molti socialisti pacifisti, di partecipare al corso per allievi ufficiali.
1917. A seguito di una direttiva del Cadorna, che per fronteggiare la penuria di graduati obbligava tutti i soldati in possesso di titolo di studio a divenire ufficiali, frequenta a Peri (Verona) il corso per allievi ufficiali.
Sarà al comando di un’unità di mitraglieri a Brescia.
Viene proposto, in seguito ad un’azione sulla Bainsizza, per una medaglia d’argento.
E’ ricoverato all’Ospedale militare di Pordenone il 15 ottobre 1917.
1918. Al termine del conflitto, si iscrive al Partito socialista italiano presso la federazione di Savona.
1919. Viene eletto consigliere socialista a Stella.
1921. Partecipa, in qualità di delegato della federazione savonese, al XVII Congresso del PSI di Livorno, nel corso del quale si verifica la scissione comunista.
1922. Aderisce alla scissione che diede vita al Partito socialista unitario (PSU).
1923. Si laurea in giurisprudenza all’Università di Modena.
1924. Si laurea in scienze politiche alla facoltà Cesare Alfieri di Firenze con una tesi dal titolo “La Cooperazione”.
1925. E’ arrestato il 22 maggio per aver diffuso un manifesto antifascista dal titolo “Sotto il barbaro dominio fascista”.
Il 3 giugno viene condannato a 8 mesi di reclusione, che però non sconta grazie ad un’amnistia.
1926. Viene condannato a cinque anni di confino. Si rifugia a Milano. Partecipa all’organizzazione della fuga di Filippo Turati in Francia, dove espatria egli stesso.
In Francia lavora come muratore e come comparsa nel cinema. A Nizza sarà processato per il suo impegno politico.
1927. Il 14 settembre è condannato in contumacia a 10 mesi di reclusione.
1929. Il 20 marzo rientra in Italia con un passaporto falso.
E’ arrestato a Pisa il 14 aprile.
In novembre è condannato dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato a dieci anni e nove mesi di reclusione.
1931. Dall’ergastolo di S. Stefano viene trasferito a Turi (Bari), dove incontra Gramsci. Il 13 novembre viene trasferito presso il sanatorio giudiziario di Pianosa.
1935. Il 10 settembre arriva a Ponza come confinato politico.
1940. Il 20 settembre viene riassegnato al confino per cinque anni da trascorrere tra Ponza e Ventotene dove incontra, tra gli altri, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi.
1943. A seguito della caduta del fascismo, nel luglio, viene rimesso in libertà.
A Roma diventa vicesegretario del Partito Socialista.
Entra nella giunta militare del CLN.
Arrestato dai nazi-fascisti, viene condannato a morte ed internato nel carcere di Regina Coeli.
1944. Il 25 gennaio riesce ad evadere dal carcere insieme a Saragat ed altri grazie ad una azione partigiana.
In maggio parte per Milano e rappresenta il PSIUP nel Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia.
Nell’estate partecipa alla liberazione di Firenze.
1945. Agli inizi dell’anno conosce a Torino Carla Voltolina, staffetta partigiana, che diventerà sua moglie.
Nella sua qualità di comandante militare del CLN, dirama l’ordine dell’insurrezione di Milano del 25 aprile e partecipa alla votazione della condanna a morte di Mussolini.
Dall’aprile fino al dicembre è segretario del PSIUP.
1946. E’ deputato all’Assemblea Costituente.
1947. In febbraio, al XXV Congresso del PSI pronuncia un forte discorso a favore dell’unità del partito e si adopera concretamente per evitare la scissione socialdemocratica di Palazzo Barberini.
1948. Al XXVI Congresso del PSI di Roma (19-22 gennaio), presenta una mozione di minoranza sfavorevole alla presentazione di liste unitarie con il PCI (Fronte democratico popolare), sostenuta dalla maggioranza di Nenni. La sua mozione ottenne 257.099 voti contro 521.223.
Dopo il congresso, non entrerà a far parte della nuova direzione del partito.
Nella prima Legislatura viene nominato senatore in base alla 3° disposizione transitoria della Costituzione. Diventa anche presidente del Gruppo parlamentare socialista.
1953. Eletto alla Camera nel collegio Genova-Imperia-La Spezia-Savona, è confermato nelle successive legislature.
E’ presidente della commissione interni e di quella degli Affari costituzionali.
In seguito, è vicepresidente del Gruppo parlamentare socialista. Gli viene conferita la medaglia al valor militare per la sua lotta politica e partigiana.
1963. E’ vicepresidente della Camera.
1965. Il 22 novembre gli viene conferita la Croce al merito di guerra.
1968. Il 5 giugno è eletto presidente della Camera, e confermato nelle successive legislature fino al 1976. Nella sua carica, è tra i protagonisti della riforma dei regolamenti parlamentari del 1971.
1978. L’8 luglio è eletto presidente della Repubblica, al 16° scrutinio, con 832 voti su 995.
1985. Al termine del settennato, come ex capo dello Stato, è senatore a vita.
1990. Muore a Roma il 24 febbraio
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